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Orari
SEGRETERIA:
tutti i giorni, 9-12:00 e 15:30-18
(chiusa domenica ).

CONFESSIONI:
1° venerdì del mese ore 9,00-12; 15,30-20
Ogni sabato: ore 15,30-17,45
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ore 18,00 Chiesa Nuova
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ore 8,30 - 10,00 - 11,15 - 18,00 Chiesa Nuova
ore 20,30 - S.Francesco

Martedì comunitario:
ore 20,00 Cena (ciascuno porta qualcosa da condividere);
ore 21,00: S. Messa nel salone

INDIRIZZO:
Parrocchia san Martino
viale Minghetti,11
47838 RICCIONE
Tel/fax 0541/600109
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Lo scoraggiamento è una forma segreta di amor proprio che disperaalla vista delle proprie miserie.
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News - LETTERA DEL VESCOVO ALLA NOSTRA PARROCCHIA

Carissimi Don Maurizio e Don Alessio,

dopo essere stato nella vostra bella comunità parrocchiale dal 16 al 22 maggio 2010, eccomi a voi per fare insieme qualche considerazione su quanto ho rilevato in quella settimana, con attenzione e cordiale partecipazione.


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Inizio dalla fine, da quella immagine proiettata sul maxischermo in chiesa l’ultima sera, con quel titolo che è davvero tutto un programma: “una comunità che evangelizza”. Ci leggo la meta ideale che vi attende e il tratto di strada che attualmente vi impegna. Voi sapete che in effetti il fondamentale e più caratteristico tratto di identità di una comunità parrocchiale è proprio l’evangelizzazione o primo annuncio del vangelo. Concretamente la comunicazione della fede sposta il baricentro della parrocchia, dall’interno all’esterno, dal cenacolo alla strada, e la rende “estro-versa”, spingendola a “trovare se stessa fuori di se stessa”, come più volte affermato dal grande Giovanni Paolo II. Ma, oltre che essere la meta e la mappa per il viaggio della Chiesa, l’evangelizzazione è anche il “navigatore” che permette alla comunità cristiana di non smarrire mai la rotta della fede.

            Continuando a parlare in metafora, vorrei ora tentare una sorta di rapido check-up della vostra sensibilità missionaria, per verificare salute e vitalità dei vari aspetti, servizi e attività della vostra parrocchia, così come ho potuto monitorarli nei giorni della visita. Ricorderete che la prima sera – sulla scorta della relazione sintetica da voi presentatami, ma anche sulla base degli elementi da me già acquisiti nei precedenti incontri – ho provato a configurare la vostra situazione con l’immagine dei tre cerchi concentrici.

 

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Il cerchio più interno rappresenta il nucleo costituito da voi sacerdoti, dai diaconi, dai membri del Consiglio Pastorale, dagli operatori pastorali, tutti riuniti attorno a Colui che è il centro e il cuore di ogni comunità cristiana, il Signore Gesù. In questo primo cerchio venite innanzitutto voi due, Don Maurizio e Don Alessio, che l’anno scorso ho nominato “parroci in solido” di s. Martino. Ricordo a suo tempo la fatica di non pochi collaboratori i quali, un po’ sorpresi e un po’ incuriositi dalla novità, chiedevano con impazienza a me e a voi: “Ma insomma che differenza c’è tra il precedente organigramma – con tanto di parroco e cappellano – e la loro nuova denominazione?”. Per quanto mi riguarda, ho provato per un po’ a spiegare la differenza, ma poi mi sono dovuto arrendere, e ho chiuso con un diplomatico: “L’anno prossimo ne capiremo di più”. La mia gioia è stata grande quando nei giorni della visita ho potuto toccare con mano come la novità a poco a poco sia stata intercettata da molti grazie all’unica, giusta chiave d’accesso – che voi avete fornito - quella della comunione. Infatti il nuovo assetto canonico che vi vede pienamente e paritariamente corresponsabili nella guida della parrocchia – anche se tu, Don Maurizio, hai il titolo e l’incarico di “moderatore” – non risponde a logiche puramente formali o freddamente giuridiche, o peggio ancora, insopportabilmente burocratiche. In fondo è tutta questione di comunione. Ma, vi ripeto, ho provato viva soddisfazione nel constatare come in questo primo anno di conduzione “a due”, avete declinato il messaggio della vostra comunione con il linguaggio dei fatti: appunto, con fatti di comunione. Mi spiego: nel reimpostare il rapporto tra di voi e con i fedeli a voi affidati, non avete preso la scorciatoia di una rigida suddivisione in zone territoriali - S. Martino a uno, s. Francesco all’altro - o di una ferrea settorializzazione di ambiti pastorali – ma vi siete sentiti e vi sentite tutt’e due responsabili di tutti e di tutto.

            Così, quando ci siamo ritrovati insieme, vi ho visti in cammino: certo, sulla strada della comunione sacerdotale dobbiamo  - e possiamo, con la forte e dolce compagnia del Risorto - andare sempre più avanti. Dobbiamo - e, ripeto, possiamo! - crescere nella stima reciproca, nella preghiera comune, nel sostegno vicendevole, nella correzione fraterna. Senza mai dimenticare quella che potrebbe sembrare solo una versione grezza e scialba della trama della comunione, e invece – come insegna s. Paolo – ne costituisce l’ordito più tenace e resistente, e si chiama “sopportazione reciproca”. Andate avanti e continuate ad assicurare un’anima alla vostra guida pastorale: l’anima della… comunione d’anima. In questo modo non farete mancare alla comunità la vostra testimonianza primaria, l’insostituibile servizio e la guida più credibile ed efficace che dovete alla comunità: “prima di tutto fratelli!”. Così l’aiuterete ad essere non un mostro con due teste, ma un cuore solo, con due polmoni.

            Resto ancora all’interno del primo cerchio per un breve ritorno sui diaconi permanenti e sugli operatori pastorali. Una “comunità che evangelizza” non può privarsi del loro apporto qualificato e insostituibile, a partire dal prezioso ministero dei diaconi, veri promotori di evangelizzazione e di corresponsabilità dei laici, nelle varie zone del territorio.

Ma voi conoscete il rischio che corre una parrocchia come la vostra, che viaggia su numeri a più cifre, in popolazione ed estensione. E’ il rischio della massificazione, con la minaccia di due possibili derive: da una parte la spinta a fare della parrocchia una comunità autoreferenziale, in cui ci si accontenta di trovarsi bene insieme, coltivando rapporti ravvicinati e rassicuranti. Dall’altra la percezione della parrocchia come centro di servizi per l’amministrazione dei sacramenti, che dà per scontata la fede di quanti li richiedono. Se non vigila severamente su questi rischi, la parrocchia non può essere concretamente una “comunità che evangelizza”. Pertanto è indispensabile aprire gli spazi della pastorale ad un ampio ventaglio di figure ministeriali, nella prospettiva dell’animazione del servizio su tutti i fronti della vita ecclesiale e nei principali settori del territorio. Sarà così realmente possibile restituire alla parrocchia quella figura di Chiesa eucaristica che ne svela la natura di mistero di comunione e di missione.

            Venendo al secondo cerchio – quello dei frequentatori più assidui della liturgia domenicale – sarà importante aiutarli a garantirsi dal pericolo dell’assuefazione, che riduce la fede a pratica ripetitiva e abitudinaria. Per questo va molto curata la qualità delle celebrazioni eucaristiche domenicali e festive – i canti, mi raccomando i canti! - che siano vero alimento della vita ecclesiale e sorgente zampillante per la missione. In questo contesto permettetemi di cogliere lo spunto per invitarvi a rivedere l’orario delle Messe festive – secondo il criterio di Messe per la comunità, non per la comodità - ma vorrei anche incoraggiarvi a puntare su una unica celebrazione eucaristica nei giorni feriali, fatte salve le celebrazioni esequiali. Dobbiamo rieducare i nostri fedeli più assidui a non distribuirsi e a frazionarsi su un orario feriale con due o più Messe, ma a convergere in una unica assemblea eucaristica, secondo il criterio che dovrebbe vigere almeno nei giorni feriali: un solo altare, una sola mensa, una sola Messa. E comunque, ritornando al discorso delle eucaristie domenicali, dobbiamo ricordare sempre: “meno Messe e più Messa!”.

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            Passo finalmente al terzo cerchio, quello dei molti che non frequentano più l’assemblea domenicale o entrano in contatto con la parrocchia solo in alcune occasioni: per chiedere il battesimo o il catechismo per i figli, le esequie per i propri cari, o le coppie che domandano il matrimonio. E’ questo il mondo che ci vede per lo più distanti o solo eccezionalmente presenti. Penso in particolare ai giovani e alle giovani famiglie, insomma alla fascia che si va allargando sempre di più e che grosso modo va dai quindici ai cinquant’anni. A questo livello voi riconoscete con schietta franchezza: “La nostra pastorale rimane prevalentemente di ‘gestione dell’esistente’ e fa fatica a porre in atto iniziative organiche di primo annuncio del vangelo”. Al riguardo vorrei condividere alcuni pensieri. Ho incontrato i giovani dei vari gruppi in un incontro allargato, e ho potuto toccare con mano quanta sete di Dio si portano dentro e quanta cura ci richiedono per passare da una fede gracile e fragile a una fede matura e capace di rendere ragione della bellezza e vivibilità del vangelo a tanti loro coetanei. Analogo discorso vale per i due gruppi-famiglia, con il loro grande potenziale di aiutare la parrocchia a diventare “famiglia di famiglie”. Condivido quanto mi avete scritto: “Ci sembra urgente una evangelizzazione capillare e personalizzata delle famiglie”. Desidero dirvi, al riguardo, che mi ha favorevolmente impressionato l’incontro che abbiamo avuto a s. Francesco il pomeriggio del 19 maggio con i genitori dei bambini e ragazzi del catechismo. Mi è sembrato un modo di parlare agli adulti veramente adulto. Voglio dire che quello è il linguaggio più incisivo ed efficace per comunicare il messaggio della fede: un linguaggio fatto di fatti – come le belle testimonianze presentate -; un linguaggio stimolante ma rispettoso, coinvolgente e appassionante. E’ così quando sono i laici a parlare ai laici…

            Poiché la vostra parrocchia è stata l’ultima di Riccione a ricevere la visita pastorale, ma è e resta la prima e in un certo senso la “matrice” delle altre parrocchie della città, vorrei spendere una parola anche per gli incontri interparrocchiali che hanno punteggiato il calendario della mia visita alle sei parrocchie riccionesi. Mi riferisco all’incontro nel Palazzo del Turismo su “Dove va Riccione?”, a quello tenuto alle Fontanelle sulla sfida educativa, all’incontro con i ragazzi della cresima nell’aula magna del “Volta” fino all’ultimo, tenuto nell’Ospedale Ceccarini. Sono stati incontri curati e ben preparati, molto partecipati, e hanno mostrato il volto di una comunità cristiana distribuita nelle varie parrocchie, ma unita, attenta e presente sulle varie frontiere della più ampia comunità civile, attivamente coinvolta nella delicata complessità dei suoi problemi. Ritengo che questa sia e debba essere una obbligata e feconda direzione di marcia per il cammino prossimo futuro, e vi auguro di proseguirla con la lucida chiarezza negli obiettivi, con la fraterna condivisione delle risorse, degli sforzi e delle esperienze, e con una sempre più convinta convergenza nel camminare insieme.

            Carissimi Don Maurizio e Don Alessio, non posso chiudere questa lettera senza ricordare con affetto grato e – credetemi – sinceramente commosso tutte le persone, i gruppi, le realtà e le istituzioni che ho incontrato nei giorni intensi e, spero, fecondi della visita pastorale. In particolare, oltre a quanti ho già nominato, vorrei pregarvi di salutarmi famiglie, insegnanti, alunni della Scuola delle Maestre Pie e della “Karis Foundation”; gli infermi della R.S.A “Felice Pullè” e gli anziani dei due gruppi parrocchiali; i volontari del Centro Missionario “D. Comboni” e della Caritas.

            Un carissimo e cordialissimo saluto a voi e a tutti



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Scritto in Parrocchia
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30 Giugno 2010 - 11:50:25