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chiesa, mia sposa, quanto sei bella! – Domenica 20 gennaio

Posted on gen 19 , 2013 in Blog

Non è un caso che Gesù abbia scelto un banchetto di nozze per dare inizio ai suoi ‘segni’. Si tratta di un’altra ‘epifania’, cioè di una nuova manifestazione della identità e della missione di Gesù di Nazaret.

Chi è quel Gesù che è invitato alla festa di due giovani sposi? Sembrerebbe essere lì in incognito, solo per amicizia di famiglia (insieme a sua madre), ma diventa l’occasione per rivelare molto di più.

Nulla è casuale in questa vicenda. Una festa in cui viene a mancare il vino, segno della bellezza della festa, della gioia; l’intercessione di Maria che ‘spinge’ Gesù a intervenire ma senza pretendere nulla; la trasformazione dell’acqua abbondante in vino prelibato; la gioia più grande che gli invitati sperimentano grazie a questo ‘vino più buono’.

Dietro a tutto questo ci sta in realtà la storia dell’Alleanza di Dio con il Popolo di Israele, dipinta dai profeti come relazione sponsale. Cfr. 1^ lettura: “tu sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra sposata,.. perché come gioisce

lo sposo per la sposa, così per te gioirà il tuo Dio”.

Ad un popolo che si sentiva abbandonato, o in attesa da anni di un liberatore, Gesù si propone come il vero ‘sposo’ capace di portare il vino buono della gioia messianica.

Questo fatto invita anche noi a contemplare con altri occhi la nostra vita e la nostra Chiesa. La Chiesa di cui siamo parte è la sposa scelta da Cristo che egli ha purificato e reso bella e splendente con la sua morte in croce. E’ questa Chiesa che egli ha abbellito con i suoi doni, ossia i ‘carismi’ che San Paolo ricorda ai Corinti: i doni della fede, della profezia, dell’insegnamento, dei miracoli, delle guarigioni.. perché possa crescere nell’unità e nella missione.

Quale sguardo abbiamo noi sulla Chiesa? Certo non mancano le rughe, ma se la prima cosa che notiamo sono le rughe vuol dire che l’amiamo poco; se non ne cogliamo le ricchezze che Cristo le ha dato per renderla ‘santa’ , vuol dire che abbiamo gli occhiali sbagliati. Certo di mia madre o della mia sposa conosco anche i difetti, le mancanze e ne soffro ma ciò che mi tiene legato a lei è il sentirla come un

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dono per la mia vita..

Solo se avremo questo sguardo sulla Chiesa, sentendocene parte, potremo aiutarla ad essere più bella, specchio più pulito del volto di Cristo davanti al

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mondo.

Questo è il senso della Giornata Comunitaria che vivremo domenica prossima (27 gennaio): non tanto per le cose pur interessanti che faremo ma perché ci aiuta ad esprimere e crescere in questa appartenenza a sentirci Chiesa di Cristo, sua sposa in cui i vari doni e carismi (per le diverse età, gruppi di servizio; associazioni; ..) sono evidenziati e messi insieme per manifestarne maggiormente la bellezza. In particolare questa volta vorremmo sottolineare la dimensione della scuola

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quale esperienza che in modo trasversale coinvolge bambini, giovani, famiglie, insegnanti, educatori e che richiede una ‘alleanza educativa’ , per trasmettere alle nuove generazioni “il volto buono della vita”, ossia la bellezza della vita come dono da accogliere e da far crescere secondo i valori del Vangelo.

Io ringrazio il Signore per avermi posto nella Chiesa, da cui ho ricevuto un di più di umanità e tanti segni di amore e che cerco di servire; ringrazio il Signore per avermi dato questa Comunità di San Martino ricca di tanti doni, di fede e di operosità.. preghiamo che, con la grazia di Dio, insieme possiamo custodirla e farla crescere.

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Tu sei mio figlio, in cui pongo la mia fiducia – Domenica del Battesimo di Gesù

Posted on gen 13 , 2013 in Blog

Oggi concludiamo il tempo del natale con la festa del Battesimo di Gesù. Non abbiamo più davanti un Gesù bambino ma un Gesù adulto, di 30 anni che inizia la sua missione .

Cosa celebriamo?
“Il popolo era in attesa”
Ossia c’era un aria impregnata di attesa che qualcosa di nuovo stesse per avvenire.. Per questo, tanta gente accorre da Giovanni e accetta di farsi battezzare ! Per questo sulla bocca di tutti c’era la domanda: che sia Giovanni il messia che aspettiamo? Ma Giovanni non approfitta di questo per attribuirsi qualcosa che non gli appartiene : non sono io colui che voi cercate , sta per giungere lui che è più forte di me, perchè vi battezzerà non con acqua ma con Spirito Santo e fuoco!

Ossia Giovanni vuol farci percepire la sostanziale differenza fra il suo battesimo con acqua e il battesimo nello Spirito Santo!
E avviene una nuova ‘epifania’ ossia una manifestazione dell’identità’ di Gesu’ e della sua missione di fronte al mondo. Chi è quel Gesù di Nazareth e cosa intende fare?
Dopo aver ricevuto il battesimo da Giovanni, mettendosi in fila tra tanti peccatori per ricevere quel segno di conversione e penitenza che era l’immersione nell’acqua del fiume Giordano .. Uscito dall’acqua riceve la conferma della sua vera identità : scese su lui lo Spirito Santo come colomba e il Padre dice: ‘tu sei mio figlio che io amo e di cui mi compiaccio ‘ .

Cosa significa?
Gesù è veramente il Figlio che vive una relazione speciale unica con il Padre con cui condivide lo Spirito di amore; e la sua missione sarà quella di obbedire all’amore del Padre per gli uomini.. Non ha un progetto suo proprio ma riceve l’investitura con un unzione spirituale ..
Quindi per Gesù il battesimo al Giordano costituisce l’inizio ufficiale della sua missione, la manifestazione della sua vera identità e l’investitura solenne per la missione affidatagli dal Padre.

Ma questo come ci coinvolge? Cosa dice a tutti noi?
Non siamo forse anche noi alla ricerca di ‘novità’, di acqua pulita, di un immissione di energie nuove?

Anche in questi mesi di preparazione alle elezioni politiche, da una parte sentiamo che c’è bisogno di aria nuova, di pulizia nel costume politico, di entusiasmo e dedizione nella vita sociale, di rispetto della vita delle persone, di persone ‘nuove’ (non solo e non tanto per età) .. dall’altra siamo sfiduciati che possa esserci qualcuno di veramente nuovo sulla scena, ci limitiamo a sperare che domani non sia peggio di oggi..

In questo quadro, il nuovo battesimo di Gesù ci mostra che solo Lui è l’uomo nuovo, ma che con il suo Spirito santo rende anche noi uomini nuovi.

 

Per questo, oggi è la nostra festa, perché è la festa di tutti noi battezzati.

Anche su di noi il Padre ha detto: ‘tu sei mio figlio che io amo, in te ho posto la mia fiducia’
È la festa che mi richiama chi sono: davvero

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in Gesù anch’io sono figlio, partecipe della vita trinitaria, liberato dal potere schiavizzante del Maligno, membro di un popolo nuovo che vive la novità del Vangelo!
Anche di me il Padre desidera poter dire: la tua vita sarà come io la desidero! Porta avanti la missione che io ti ho affidato! Sii nel mondo il segno del mio amore per gli uomini!

Oggi più di ieri c’è bisogno di uomini e donne che testimonino una trasparenza di comportamento morale, una dedizione generosa al servizio del paese , una lucidità sui valori fondamentali da difendere, una libertà dalla poltrona, un equità nel chiedere i necessari sacrifici , un onestà nella propria professione..

 

Anche da tutto questo ci riconosceranno come i battezzati…

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Un Dio che si fa uomo: un mito o una realtà? – Natale 2012

Posted on dic 25 , 2012 in Blog

Oggi siamo qui in tanti per fare festa ad un Bambino: Gesù figlio di Maria di Nazareth

Chi era costui? Perché è cosi importante la sua nascita?

San Luca nel presentarci l’evento lo inserisce in un contesto preciso: Al tempo in cui Augusto era imperatore dell’Impero Romano e del censimento da lui ordinato in tutte le province dell’impero e Quirinio era governatore della Siria.. ossia siamo all’incirca verso il 6-7 a.C. , avvenne un fatto : una coppia di sposi lasciò la sua città di Nazaret per andare a Betlemme dove Giuseppe del casato di Davide aveva le sue radici per sottoporsi al censimento.. Maria era incinta e dovette affrontare un viaggio non facile, persone di cui certamente nessuno si accorgeva nelle corti del potere di Roma .. eppure proprio lì nel nascondimento di un luogo sperduto e povero avvenne qualcosa che cambiò la storia dell’umanità.

Come dire, il centro della storia non era l’imperatore Augusto, che pur si faceva chiamare ‘l’adorabile’, il dio salvatore che impose la ‘pax romana’ , ma un Bambino nato da una sconosciuta coppia di ebrei nella povertà di una mangiatoia fuori della città di Betlemme.

Quindi, innanzitutto, Luca vuole assicurarci che non stiamo raccontando una favola, ma un fatto reale, come è reale la nostra nascita e la nostra presenza qui, che si colloca in un preciso momento della storia.

Ma non solo questo..

Dentro la storia degli uomini avviene, si compie un’altra storia più determinante: un progetto di Dio iniziato da secoli in Israele e che trova ora il suo compimento. Dalla discendenza del Re Davide sorge un ‘germoglio’ , un nuovo Re giusto che porterà la pace a tutta l’umanità. L’angelo dice ai pastori: stanotte “è nato per voi un Salvatore, che è il Messia e il Signore” , presto andate a vedere! Tre termini che indicano che non si tratta di un bambino come tanti, la cui nascita nella povertà può suscitare compassione e tenerezza.. Ma è Lui il vero Salvatore e Signore. Giovanni nel vangelo di domani dirà addirittura che quel Bambino è Dio stesso fatto carne!

Molti si sono chiesti se questo non sia una esagerazione, un ‘mito’ costruito dai cristiani per dare valore al loro fondatore, una costruzione a posteriori su un Rabbì della Giudea che certo aveva fatto del bene ma poi era morto come tutti, addirittura su una croce.

Certamente, da sempre gli uomini hanno espresso il desiderio di una vicinanza di Dio e lo stesso popolo di Israele per bocca del profeta chiedeva: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!”.. ma nessuno si sarebbe mai aspettato che potesse avvenire che il Dio così diverso e lontano da noi, così infinito e immortale potesse diventare veramente un uomo, ossia soggetto ai limiti della natura umana, della sofferenza , della morte..

Un ‘mistero’ per la nostra intelligenza, che sarebbe tentata di rifiutare tale possibilità perché non razionale, non secondo la nostra logica: a livello razionale come è possibile pensare e accettare che il Creatore si faccia una creatura, che l’immortale accetti di morire, che l’onnipotente si sottometta all’impotenza della croce?

Eppure, come dice l’angelo a Maria: “Tutto è possibile a Dio” e solo agli umili che si riconoscono piccoli difronte a Dio il Padre rivela i suoi misteri. Quindi non si tratta di rinunciare alla ragione ma accettare che la ragione abbia un suo limite che le impedisce di comprendere appieno la realtà di Dio. Del resto la stessa realtà della resurrezione lascerà stupiti e increduli..

Siamo invitati a porci con gli occhi e il cuore dei pastori, di Maria e Giuseppe, dei Magi che riconoscono in quel Bambino il Dio fatto piccolo per non spaventarci ma per camminare con noi.

Dio si è fatto uomo perché l’uomo non avesse paura di lui, lo sentisse carne della sua carne e scoprisse il valore della propria esistenza. Non solo, come dirà S.Agostino: “Dio si è fatto uomo perché l’uomo diventasse dio” ossia si scoprisse figlio amato da Dio e chiamato a partecipare alla vita eterna del Padre.

Se tutto questo è vero, allora grande è il dono della fede che ci fa scoprire il vero volto

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di Dio e ci pone in una relazione nuova con Lui!

Accogliamo l’invito del Papa: “Nella crisi attuale, l’Incarnazione del Figlio di Dio ci dice quanto l’uomo sia importante per Dio e Dio per l’uomo. Senza Dio l’uomo finisce per far prevalere il proprio egoismo sulla solidarietà e sull’amore. Bisogna ritornare a Dio perché l’uomo ritorni ad essere uomo. Con Dio anche nei momenti difficili, di crisi, non viene meno l’orizzonte della speranza: l’Incarnazione ci dice che non siamo mai soli, Dio è entrato nella nostra umanità e ci accompagna.”

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Apri il cuore e troverai la gioia! – Domenica 16 dicembre

Posted on dic 17 , 2012 in Blog

“siate sempre lieti.. ve

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lo ripeto siate lieti!”

Sembra un invito fuori luogo e come di una persona che viva fuori del nostro tempo! Come è possibile “essere sempre lieti, non angosciarsi per nessuna cosa”? Il nostro essere contenti o meno dipende solitamente dalle situazioni esterne che ci capitano: una bella notizia inattesa, un lutto, un esame medico, la perdita o il trovare un lavoro..

San Paolo ci rivela che il vero segreto della gioia, della pace non sta nelle cose esterne che possono capitare ma nella certezza che “il Signore è vicino!”, ossia nella certezzza che non siamo soli, ma Lui è presente nella mia vita così come è, porta con me e da significato a tutto quanto mi succede.

Allora la vera saggezza è il presentare a Lui ogni cosa “con preghiere, suppliche e ringraziamenti”.. ed il Padre ci darà la pace del cuore!

Ma la gioia è anche frutto di un cambiamento del nostro stile di vita. Come ci richiama Giovanni il Battista nel Vangelo.

Alla folla che accorre a lui per ascoltarlo e gli chiede: “ma allora, cosa dobbiamo fare?” se giunge il Messia, Giovanni dà a ciascuno una risposta concreta secondo la sua situazione.

Alla folla: “chi ha due tuniche e chi ha da mangiare ne dia a chi non ne ha”, ossia condividete quello che avete con chi ha più bisogno”

Agli esattori delle tasse: “non approfittatevi del vostro compito per arricchirvi ma chiedete solo quanto è dovuto”

Ai soldati: “non approfittatevi del vostro ruolo per fare violenza sui più deboli, ma comportatevi secondo giustizia”

Sono proposte alla portata della gente, per dire che ciascuno nella situazione concreta in cui vive può fare qualcosa, può operare dei cambiamenti verso il bene, la solidarietà e la giustizia. E questo è già un preparare il terreno ad accogliere il Messia.

In un momento in cui è facile rassegnarsi alla situazione di crisi economica, di precarietà lavorativa, di ingessamento e sfiducia nella politica, Giovanni ci dice: no, a ciascuno è possibile fare qualcosa per cambiare la situazione!”.

Solo in una prospettiva di solidarietà, di sobrietà e di servizio al bene comune sarà possibile superare questa crisi e anzi renderla occasione di maturazione di una comunità civile rinnovata.

E’ questo il senso anche della sportina dei generi alimentari per la Mensa Caritas: “Chi ha due tuniche ne dia una a chi non ne ha e chi ha da mangiare faccia altrettanto!” ossia , apri gli occhi e il cuore e condividi quello che hai con chi ha meno di te! Considera tuo fratello e sorella la persona che ti sta chiedendo aiuto. (Quanto spreco e superfluo abbiamo ancora nelle nostre case!).

Se accetteremo di cambiare noi stessi allora sperimenteremo la gioia della presenza di Gesù : “Fratelli, siate sempre lieti. Ve lo ripeto: siate sempre lieti! Il Signore è vicino!”

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Maria: la ragazza che credette al progetto di Dio – 8 Dicembre

Posted on dic 07 , 2012 in Blog

Due modi diversi di guardare la propria vita

Eva e Adamo: acconsentendo al serpente ritengono Dio come un limite alla loro libertà e al desiderio di diventare Dio : se mangerete del frutto dell’αlbero si apriranno i vostri occhi e diventerete come Dio” ossia non dovrete più dipendere da Lui, deciderete da soli il giusto e lo sbagliato, il bene o il male .. Unica misura sarà la vostra opinione..
Ma l’esito è drammatico: la paura di Dio, la solitudine, il sospetto, l’accusa e la divisione tra loro, la morte..
E’ il rifiuto di riconoscersi “creatura” in relazione con Dio che ci ha chiamato all’esistenza, a cui riconosciamo la fonte della vita, del giudizio sul bene e sul male, il segreto della nostra felicità.

E’ la cultura che considera la vita come proprietà mia : la vita è mia e dipende solo dai miei progetti e desideri.. È a mia immagine e somiglianza. Solo così sarò felice. Ma sappiamo che l’esito è l’opposto: perdendo la relazione con Dio Padre non sappiamo più chi siamo, ogni scelta diventa indifferente, ugualmente legittima, scambiamo il male per bene e viceversa, non abbiamo più certezze, siamo ‘condannati ad una libertà’ che non sappiamo più come usare.

Maria è la “nuova Eva” che si pone in ottica totalmente opposta.
Crede che

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Dio ha progetti buoni per il suo popolo, ama la vita dei suoi figli e lo ha dimostrato in tanti modi lungo la storia di Israele e che senza di Lui la nostra vita langue nella schiavitù del male, della sofferenza, dello scoraggiamento..
E’ una donna che ha il cuore aperto a Dio, considerato come un Amico, un Salvatore , si pone in ascolto di Lui ed è pronta a dire il suo “sì”.
Solo così Maria diventa la benedetta tra le donne, la piena di grazia, immagine di vera bellezza, fonte di consolazione nostra.

Questo significa considerare la vita come vocazione, ossia come dono di Qualcuno che ti ama e desidera il tuo bene ; è credere che la propria vita acquista valore, una pienezza se accoglie il progetto di un Altro; è scoprire che la vita è fatta per donare, per amare , per portare speranza agli altri…
Questo è il ‘terreno’ su cui possono germogliare le varie ‘vocazioni’ specifiche al matrimonio, alla vita consacrata, ed è possibile cogliere ogni evento della vita (un lutto, una separazione, la nascita di un figlio, una malattia, un nuovo incarico professionale, la perdita del

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lavoro,..) come una ‘ nuova chiamata’ di Dio alla santità, ossia un occasione che nelle mani di Dio ci insegna ad affidarci di più a Lui , ad amare di più..

Il Battesimo ci richiama che la nostra vita è un dono, ma c’è un dono ancora più grande che è quello di essere e diventare figli di Dio ogni giorno.

Maria, aiutaci a guardare alla vita nostra e dei nostri figli con i tuoi occhi; donaci il senso della gratitudine e della lode ; Aiutaci a vincere le nostre paure; insegnaci a dire il nostro “si” alle tante chiamate che il Padre ci rivolge ogni giorno .. Solo così realizzeremo la nostra vita, ossia diventeremo ciò per cui siamo fatti: figli nel Figlio Gesù .

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Vegliate in ogni momento e pregate – Domenica 2 dicembre

Posted on dic 06 , 2012 in Blog

“Avvento”: tempo della venuta di Qualcuno. Tempo quindi dell’attesa di qualcuno di cui si desidera l’arrivo!

Cosa sperimentiamo quanto attendiamo fortemente qualcuno o qualcosa? Non vediamo l’ora che arrivi quel momento o quella persona e facciamo di tutto per accoglierlo come si deve!

Così è per i cristiani il tempo dell’Avvento: il Signore Gesù viene!

Come?  In tre forme e tempi:

-          Alla fine della storia come giudice e Signore di tutti, per completare il regno di Dio che è iniziato con Lui

-          Nella sua nascita a Betlemme, 2000 anni fa, in cui il Figlio di Dio si è fatto uomo come noi

-          Nella vita di ogni giorno, in cui attraverso la fede noi lo accogliamo nella preghiera, nella Parola di Dio, nei sacramenti, nei poveri

Ma noi siamo in atteggiamento di attesa?

Sinceramente colgo più la paura di quanto può accadere che non la speranza che avvenga qualcosa di buono, di migliore per la nostra vita. Avvertiamo la precarietà in cui siamo e temiamo che da un momento all’altro ci venga tolto anche quel poco che abbiamo e su cui poniamo le nostre sicurezze. In tempi di crisi è più facile chiuderci nel guscio facendo gli scongiuri che aprirsi ad una promessa buona di Dio.

La nostra fede viene messa in questione e siamo sfidati a chiederci: ma io penso che il Signore ancora ami la mia vita, il nostro mondo e venga ancora a farci visita “per realizzare le promesse di bene” che ha fatto in Gesù ?

Per questo Gesù nel Vangelo ci mette in guardia: “State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita” cosicchè ogni cosa che accade non vi piombi addosso al’improvviso!

Come è facile, ubriacarsi non solo di alcool ma di un divertimento che ci stordisce, di rumore che non ci fa pensare, di chiacchiere su cose banali e inconsistenti, di uso prolungato di TV, di musica, di internet per non sentirci soli..!

Quale è la medicina per non ‘addormentarsi’ nella superficialità, nella rassegnazione, nello scetticismo, nella corsa frenetica e stordente?

 “Vegliate in ogni momento e pregate!”

Ossia la preghiera è ciò che ci tiene vigili, svegli, in ascolto della Parola del Signore che viene e ci consente di offrire noi stessi perché il disegno di Dio si compia nel mondo di oggi.

Per questo, Maria è il modello più vero a cui guardare: una ragazza che nella sua quotidianità fatta di semplici cose, ha il cuore e l’orecchio attento a cogliere i segni della chiamata di Dio, a mettere a disposizione se stessa per un progetto più grande di lei, fino a generare il Messia atteso.

Questo è il senso della “Settimana vocazionale” che viviamo in questi giorni: “chiamati come Maria a far nascere Gesù!” Un tempo forte di preghiera innanzitutto che ci aiuti ad offrire spazio di ascolto interiore a Dio (ogni giorno adorazione eucaristica dalle 9 alle 24); un tempo per riflettere sulla nostra vita come ‘vocazione’ ossia come risposta ad un progetto di amore che Dio ha su di me; un tempo per rinnovare il nostro ‘sì’ a Dio perché attraverso la mia vita Dio possa ‘nascere’ ancora qui a Riccione.

Altra medicina è l’esercizio della carità, come ci richiama San Paolo : “ il Signore vi faccia sovrabbondare nell’amore fra voi e verso tutti”: le proposte della Caritas che troverete in fondo alla chiesa (buoni spesa, sportina di generi alimentari, forme di volontariato,..) ci aiutano a mantenere lo sguardo fuori di noi, ad accorgerci di chi non ha, a condividere un poco del nostro superfluo per chi non ha neppure l’indispensabile per vivere.

Allora buon Avvento, nella preghiera e nella carità!

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Gesù Cristo, un Re “diverso” – domenica 25 novembre

Posted on nov 27 , 2012 in Blog

Siamo nel contesto della Passione secondo Giovanni, che dedica un posto particolare alla processo civile di Gesù difronte a Pilato.

Il tema centrale è la ‘regalità’ di Gesù: “Sei tu il Re dei Giudei?” questa è l’accusa ufficiale che i capi religiosi portano contro Gesù: un ribelle sedizioso che si auto dichiara re dei giudei e quindi un pericolo per il potere imperiale di Roma. Ma si capisce, e Pilato lo sa, che il vero motivo è un altro: ossia la pretesa di Gesù “lui che è un uomo, di farsi Dio”, di scardinare l’autorità della Legge e il potere religioso e politico dei sacerdoti del tempio.

Giovanni sottolinea il contrasto tra due tipi di regalità: quella del potere romano impersonato da Pilato e quella di Gesù. Segnala lo sconcerto e lo scherno di Pilato che vede in quel maestro di Nazaret un sognatore, un illuso, un pazzo abbandonato da tutti i suoi sostenitori, senza esercito,.. “Dunque tu sei re?”

E’ questa la sfida che viene lanciata a noi, ascoltatori di ieri e di oggi: “ma che razza di re sei, Gesù?” La risposta di Gesù è chiara e insieme sibillina: “Il mio regno non è di questo mondo!”

Cosa significa? Non che sia di un altro pianeta o fuori della storia ma che segue una logica diversa da quella del ‘mondo’ (e qui per mondo si intende la logica e l’agire secondo il pensiero e la suggestione del Maligno).

Il Regno di Gesù è un regnare in un altro modo.

La logica mondana si fonda sull’ambizione e la competizione che usa le armi della prepotenza, dell’odio, della violenza (ne abbiamo conferma in quanto sta avvenendo ogni giorno in Palestina, in Nigeria, in Iraq,..).. essere “re” indica dominio, uso della forza militare e/economica, manipolazione mediatica,.. Per questo Pilato e anche noi ci stupiamo di quel “re” così diverso!

La logica evangelica di Gesù invece presenta un “re umile e povero che cavalca un asino” (come si era presentato alla sua entrata in Gerusalemme pochi giorni prima) e che fa dell’amore gratuito fino alla croce la sua vera arma.. che sembra inutile agli occhi del mondo che in realtà è l’unica efficace, capace di cambiare la storia. E’ il senso del ‘chicco di grano caduto in terra che marcisce per germogliare e portare frutto. Ed è proprio sulla croce che Gesù manifesterà la sua vera gloria (cfr. Gv.12,20-33).

Ma è proprio quel Crocifisso che le altre letture presentano come il vero ‘regnante’:

“Lui verrà sulle nubi e ogni uomo lo vedrà.. a lui vengono dati

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da Dio potere, gloria e regno.. cosicchè tutti i popoli lo servono.. lui solo ha un potere eterno in contrasto con il potere effimero di tutti i regnanti della terra, di tutti gli imperi che si susseguono senza sosta ma che finiscono tutti allo stesso modo..

Lui è l’Alfa e l’Omèga, ossia l’inizio, il senso e la fine della storia dell’umanità. Ossia noi in questa festa annunciamo che ogni altra forma di regalità è fasulla, ingannevole, provvisoria.. solo il Cristo è il Signore!

Infine questo “Re” rende noi “un popolo di re”: “ha fatto di noi un regno, sacerdoti per il nostro Dio”.. cioè dona a noi la capacità di agire con la logica del servire per amore e così ‘possedere’ ogni cosa, essere liberi dalla schiavitù della paura di perdere ciò che abbiamo, dalla paura della morte, dalla paura del non essere considerati, acclamati, del nascondimento…

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Fine del mondo: paura o speranza? 18 novembre 2012

Posted on nov 18 , 2012 in Blog

Oggi il Vangelo ci parla in modo un po’ difficile della “fine del mondo”.

Come anche Gesù? Non bastano il calendario Maya (21 dicembre 2012), le previsioni catastrofiche dell’economia nei prossimi due anni, le devastazioni ambientali che colpiscono giorno sì e giorno no qualche parte del mondo.. ci verrebbe da dire: “no grazie! Gesù, non ce ne è proprio bisogno che ti metti anche tu!”

 Ma Gesù ne parla in modo diverso!

 Certo utilizza un linguaggio per noi un po’ ostico, cosiddetto “apocalittico” dell’Antico Testamento, che i suoi ascoltatori conoscevano bene e che indicava l’avvicinarsi di un “giorno del Signore” che avrebbe cambiato radicalmente la condizione del Popolo di Israele, avrebbe finalmente capovolto le situazioni di ingiustizia, mostrato la giustizia di Dio, la sconfitta dei nemici di Israele e premiato i giusti. E anche la creazione (astri nel cielo) avrebbe partecipato a tale sconvolgimento.

Del resto i Vangeli riflettono la situazione di disorientamento/angoscia che colpì il popolo di Israele dopo la distruzione di Gerusalemme da parte dei Romani (70 d.C.) e che spinse gli ebrei a chiedersi se davvero era arrivata la ‘fine’ e a disperdersi in tutto il mondo.

 Gesù ne parla in modo diverso: c’è una “bella notizia”: “Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi del cielo con grande potenza e gloria e radunerà tutti i suoi eletti”. Ossia la storia della Chiesa e del mondo non è abbandonata al caos o al prevalere del male ma è orientata al ritorno glorioso di Cristo che porterà a compimento il Regno che ha iniziato su questa terra con la sua Pasqua.

Difronte alla curiosità dei discepoli che chiedono: ma quando avverrà questo? Gesù non soddisfa la curiosità, lascia i tempi nelle mani del Padre suo (né gli angeli, ne il Figlio lo sa, solo il Padre). Ciò che sta cuore a Gesù è invece come interpretare e vivere questo tempo.

L’esempio della pianta di fico che mette germogli in primavera quale segno dell’estate vicina ci invita a fissare lo sguardo non su ciò che finisce ma su ciò che germoglia, ossia sui segni di bene che Dio opera e anticipano la sua venuta.

 Gesù ci invita, quindi, a non lasciarci spaventare dalle tragedie o a non farci ingannare dai profeti di sventura ma , come diceva Papa Giovanni XXIII a saper discernere i “segni dei tempi” .

Poco prima dell’inizio del Concilio Vaticano II  proprio Giovanni XXIII affermava di “dover dissentire risolutamente da certi profeti di sventura, che annunciano sempre il peggio, quasi incombesse la fine del mondo.. Nelle attuali condizioni della società umana essi non sono capaci di vedere altro che rovine e guai; vanno dicendo che i nostri tempi, se si confrontano con i secoli passati, risultano del tutto peggiori..” E lo stesso Concilio dirà: “è dovere permanente della Chiesa di scrutare i segni dei tempi e di interpretarli alla luce del Vangelo, così che, in modo adatto a ciascuna generazione, possa rispondere ai perenni interrogativi degli uomini sul senso della vita presente e futura e sulle loro relazioni reciproche. Bisogna infatti conoscere e comprendere il mondo in cui viviamo, le sue attese, le sue aspirazioni e il suo carattere spesso drammatico… per discernere negli avvenimenti, nelle richieste e nelle aspirazioni, cui prende parte insieme con gli altri uomini del nostro tempo, quali siano i veri segni della presenza o del disegno di Dio”.

 Quindi ci scopriamo pellegrini verso la patria e facciamo nostre le parole di S.Agostino: “ Canta dunque come il viandante, canta e cammina, senza deviare, senza indietreggiare, senza voltarti. Qui canta nella speranza, lassù canterai nel possesso. Questo è l’alleluia della strada, quello l’alleluia della patria.”

 

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Iscriviti all’ANSPI

Posted on nov 14 , 2012 in Blog

Da alcuni anni la nostra Parrocchia è affiliata all’Associazione ANSPI, che riunisce i circoli e gli oratori cattolici italiani, promuovendo attività culturali, sportive e formative per i ragazzi e i giovani e gli adulti dei circoli parrocchiali. Come ogni associazione esige un tesseramento.

Perché tesserarsi?

  • Innanzitutto, per avere una copertura assicurativa in caso di infortunio durante le diverse attività parrocchiali che si svolgono durante l’anno
  • Poi, per avere delle agevolazioni (piccoli sconti) in alcune attività (es. gite o campeggi parrocchiali)
  • Infine, per sostenere l’Oratorio “ L@boratoriomania” rivolto ai ragazzini delle medie

Quanto costa?
Per i bambini fino ai 7 anni: € 10,00
Per i bambini del catechismo (8-12 anni): € 15,00
Per i giovani e gli adulti: € 10,00 ( + € 10,00 quale ‘socio-sostenitore’)

Dove rivolgersi?
In segreteria negli orari di apertura (9-12; 15-18)

 

L’ANSPI parrocchiale organizza:

  • Laboratorio creativo per bimbi dai 3 ai 6 anni…

Due educatrici, una domenica al mese dalle 15 alle 16,30 nel salone parrocchiale in Via Minghetti,11, intratterranno i bambini con racconti, letture animate, attività manuali per concludere con una merenda.
Queste le date: 27/11; 18/12; 15/01/2012; 26/02; 18/03 .
In occasione della festa del Beato Alessio (15/04) saranno esposti in mostra i lavori eseguiti dai bambini nelle domeniche precedenti.
E’ un opportunità anche per i genitori di ritrovarsi insieme per conoscersi e stare in compagnia.

Per ogni informazione, telefonare a:
Rosanna P. cell. 333/9767735 (mattina e pomeriggio)

  • Corso di Ginnastica per adulti

Attivita’ fisica a corpo libero con l’ausilio di musica adatta
a tutti, nell’intento di tonificare ed aumentare l’elasticita’ muscolare,la mobilita’ articolare ponendo una particolare attenzione alla postura nella prevenzione di eventuali mal di
schiena.
LUNEDI E GIOVEDI dalle 9,00 alle

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10.00 presso la Palestra di via Martinelli

Costo mensile: € 25,00 +10 di iscrizione annuale Anspi
Info: Marcello 368 3424480
Gilberto 349 2262828
Segreteria Parrocchia 0541/600109

  • In collaborazione con il CENTRO “TRIMODA” corsi professionali per:

- Modellista carta

- Modellista industriale

- Figurinista

- Famigliare

Costo: euro 100 per 12 ore mensili+€ 10 iscrizione Anspi

Laboratorio : sala sopra l’Asilo (viale Minghetti,9)
Info: Emanuela 349 4560439
Segreteria 0541 600109
Gilberto 349 2262828

  • Corso-laboratorio di teatro di ricerca per giovani e adulti sul linguaggio del corpo e sull’uso della voce

Il laboratorio accompagnerà l’attore lungo un percorso di sviluppo delle proprie capacità creative,

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per conoscere come il corpo può divenire veicolo di trasmissione dell’atto creativo e dare vita al gesto, alla forma, alla parola, allo spazio e all’oggetto.
Vi aspetto per questo bel viaggio insieme alla riscoperta della fantasia e del sogno.
Il laboratorio prevede un incontro settimanale
(presso le sale della Parrocchia San Martino di Riccione – Via Minghetti, 11)

Giorno della settimana: Martedì dalle 20:00 alle 23:00
Periodo 6 Novembre 2012 – Maggio 2013

Quota mensile corso: € 40,00 + € 10 (tessera annuale ANSPI)

Info:
Cinzia – 345-7813882

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la fede, il vero tesoro della famiglia – Domenica 11 Novembre

Posted on nov 11 , 2012 in Blog

Qual’e la cosa più preziosa che voi sposi avete?
Certamente la persona del coniuge: senza di lui o di lei vi sentireste persi.. È il compagno della vostra vita con cui avete condiviso tante gioie e fatiche..
Questo è il senso della “fede” che portate al dito: io mi sono affidato a te e tu a me per tutta la vita.

Ma la Parola di Dio oggi ci presenta due vedove. Una condizione di vita che ai tempi di Gesù e di Elia era resa ancora più penosa dalla mancanza di qualsiasi protezione sociale (la stessa eredità del marito non spettava alla moglie ma solo ai figli e se non c’erano figli ai parenti del marito). Le vedove potevano contare solo sull’elemosina e il proprio lavoro.
Una vedova che in tempo di carestia sta raccogliendo un po’ di legna per cuocere l’ultima farina rimasta con un po’ d’olivo e poi non le resterà che morire con il proprio figlio. Ad essa il profeta Elia chiede di fidarsi del Signore e di preparare prima per lui una focaccia, certa che la farina e l’olivo non verrà meno ..
Nel Vangelo, Gesù loda la vedova povera che mette nella cassetta delle offerte del tempio gli

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unici due spiccioli che aveva per vivere.. “i ricchi hanno dato del superfluo, questa donna ha

dato tutto quanto aveva per vivere”.

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Perché? Come è possibile?
Due donne che credono nella provvidenza di Dio sulla loro vita e non fanno ‘calcoli’! La fede è la loro forza!

Se andiamo con la memoria , i più grandi tra voi, alle situazione di miseria del dopo guerra quando si doveva dividere tra 4-5 figli la poca farina e il misero companatico che c’era.. eppure si era disposti a dividere con il vicino, il povero che bussava alla porta.. Perché lo si faceva ?
“Dio vede e provvede!” Stava a indicare che non si era soli ma che Qualcuno avrebbe provveduto, se noi condividevamo ciò che avevamo.
Dice Ernesto Olivero, fondatore del Sermig: “quando tu hai dato tutto quello che hai allora interviene la provvidenza di Dio”.

Allora, qual’e il vero tesoro della vostra famiglia ?

Certo il coniuge e l’amore che vi volete, ma ancor di più la certezza di essere accompagnati e sostenuti dalla presenza buona di Dio Padre, la fede ossia la confidenza in Lui, che è la vostra forza. È sarà questo che vi consentirà di non trovarsi smarriti e angosciati quando un giorno il nostro coniuge ci lascerà : in Gesù, nell’amore del Padre ci ritroveremo; e Dio non abbandona mai!

Coltiviamo quindi nella nostra casa questo legame di fiducia con Gesù e il Padre.. non vergognamoci di pregare insieme, educhiamo a questo anche i nostri figli e nipoti…

Il “sì” che oggi vi riconfermate, sia proprio un “sì” detto non solo davanti a Dio ma un “sì” a Dio.