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Lettera Pastorale Ottobre 2017

Posted on set 28 , 2017 in In evidenza & Lettere pastorali

PARROCCHIA SAN MARTINO-RICCIONE

Verso la Chiesa che sogniamo. Fare strada insieme
Lettera ottobre 2017

Carissimi,
siamo agli inizi di un nuovo anno pastorale che vogliamo affidare al Signore perché ci aiuti a discernere sempre meglio la sua volon-tà e cogliere il suo disegno di amore e di salvezza verso tutta l’u-manità. Lo slogan che abbiamo scelto per questo anno: “Verso la Chiesa che sogniamo. Fare strade insieme”, è stato preso dalla re-lazione finale del nostro Vescovo all’assemblea sinodale del giugno scorso. Da questa relazione riprendo alcuni spunti:

Sogniamo una Chiesa FRATERNA
Nella comunità cristiana la fraternità evangelica rappresenta un di più di umanità, non un di meno: la struttura creazionale e relazionale della persona viene approfondita e dilatata. Viene contrassegnata dalle note immancabili dell’amore: la gratuità, la reciprocità, l’univer-salità, che trovano in Gesù il modello e la sorgente: “Come io ho amato voi”.

Sogniamo una Chiesa POVERA
Una Chiesa è evangelicamente povera se non solo è per i poveri, ma se è un Chiesa con i poveri, fatta di e da poveri. Se non solo evangelizza i poveri, ma se si lascia evangelizzare da loro. ”La povertà è uno dei modi in cui la realtà della Chiesa si fa visibile, il suo mistero si fa leggibile e persino credibile” (B. Maggioni). La povertà della Chiesa è vera se rispec-chia la povertà di Gesù, che “da ricco si è fatto povero” (2Cor 8,9).

Sogniamo una Chiesa MISSIONARIA
Una Chiesa è missionaria se non fa del proselitismo: e cioè se non punta a fare colpo, se non fa propaganda, se non lancia un’accanita campagna pubblicitaria, se non fa show, ma fa mistero, se prima di dare risposte, ascolta le domande, e prima ancora diventa essa stessa domanda, per cui gli altri dovrebbero chiederci: ma come fate voi a vivere una vita così? La missione si fa per contagio. Una Chiesa è missionaria se è fatta da persone-anfore (EG 86).

Sogniamo una Chiesa IN ASCOLTO
Dobbiamo fare spazio all’ascolto della Parola. Bisogna organizzare la parrocchia, la vita par-rocchiale, in modo da creare spazi di ascolto della Parola, che non siano marginali, ma cen-trali. Ma c’è un tempo libero per andare a trovare le persone, per accoglierle, per ascoltar-le?

Sogniamo una Chiesa LIETA E INQUIETA
Non una Chiesa burocratica, la cui cosiddetta “formazione” non genera persone critiche, ma al massimo dei funzionari.

Sogniamo una Chiesa VIVA E VITALE
…che non si stanca di scuotere la Chiesa e di renderla capace di intercettare la novità del futuro, di ripulirne l’immagine da macchie e da scorie, di guarirla da dipendenze, affezioni e grave patologie.

Una parrocchia capace di FARE STRADA INSIEME.
Dice un proverbio africano: “Se si sogna da soli, è solo un sogno. Se si sogna insieme, è la realtà che comincia”
La nostra comunità è alquanto articolata, complessa e con tante realtà positive. La sfida di fare strada insieme, del sentirci parte di un tutto, è l’orizzonte e la prospettiva su cui ogni gruppo della parrocchia, e ognuno di noi, è chiamato a spendere i propri doni affinché quel sogno incominci a diventare realtà.
Don Antonio

Clicca per il documento completo

 

 

 

 

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Lettera Pastorale Maggio 2017

Posted on mag 02 , 2017 in Lettere pastorali

Maria“Maria non si fa aspettare quando la invochiamo” (Papa Francesco)

 

Carissimi,

siamo nel mese di maggio dedicato alla memoria di Maria la madre di Gesù che noi invochiamo Madre della Chiesa e Madre di ogni cristiano.

Maria è proprio come le nostre mamme che quando abbiamo bisogno del suo aiuto, della sua protezione è pronta ad ascoltarci e ad aiutarci. Maria è Madre di ogni cristiano, ma direi di tutta l’umanità. Ognuno di noi, nel pregarla, nell’invocarla è chiamato a vivere un’esperienza di fede in Cristo, perché Maria ci porta sempre a Gesù suo Figlio e ci aiuta a sentire la sua presenza accanto a noi come un amico che non ci lascia mai. Maria è la donna del “Si”. Grazie al suo “Eccomi”, Cristo ha preso carne nel suo seno. Anche noi quando diciamo il nostro “Si”, Cristo viene ad abitare in noi e nella storia. Come è importante per noi cristiani la preghiera a Maria e in modo particolare il S. Rosario. San Giovanni Paolo II nella Lettera Apostolica: “Rosarium Virginis Mariae”, lo indicava come una preghiera importante per la pace nel mondo e per la famiglia.

“A dare maggiore attualità al rilancio del Rosario si aggiungono alcune circostanze storiche. Prima fra esse, l’urgenza di invocare da Dio il dono della pace. Il Rosario è stato più volte proposto dai miei Predecessori e da me stesso come preghiera per la pace.. Non si può quindi recitare il Rosario senza sentirsi coinvolti in un preciso impegno di servizio alla pace, con una particolare attenzione alla terra di Gesù, ancora così provata, e tanto cara al cuore cristiano.

Analoga urgenza di impegno e di preghiera emerge su un altro versante critico del nostro tempo, quello della famiglia, cellula della società, sempre più insidiata da forze disgregatrici a livello ideologico e pratico, che fanno temere per il futuro di questa fondamentale e irrinunciabile istituzione e, con essa, per le sorti dell’intera società. Il rilancio del Rosario nelle famiglie cristiane, nel quadro di una più larga pastorale della famiglia, si propone come aiuto efficace per arginare gli effetti devastanti di questa crisi epocale” (6)

Possiamo in questo mese di maggio, in cui si celebra l’anniversario dell’apparizione della Madonna a Fatima avvenuta il 13 maggio del 1917, riscoprire e proporre questa preghiera nelle nostre famiglie, perché Maria ci aiuti nell’essere costruttori di pace nelle nostre famiglie e nel mondo intero.

Don Antonio

 

 

papa francescoAlcuni pensieri di Papa Francesco

“Abbiamo pregato la Madonna, abbiamo cantato tanti titoli che lei ha. Oggi, alla fine del mese di Maria – la festa nella quale ricordiamo la visita che ha fatto a santa Elisabetta – ci dice il Vangelo che, dopo l’annuncio dell’Angelo, lei è andata in fretta, non ha perso tempo, è andata subito a servire. E’ la Vergine della prontezza, la Madonna della prontezza”….

“Subito è pronta a venire in aiuto a noi quando la preghiamo, quando noi chiediamo il suo aiuto, la sua protezione a nostro favore. Nei tanti momenti della vita nei quali abbiamo bisogno del suo aiuto della sua protezione, ricordiamo che lei non si fa aspettare: è la Madonna della prontezza, va subito a servire”…

 

“Vergine e Madre Maria, tu che, mossa dallo Spirito, hai accolto il Verbo della vita nella profondità della tua umile fede, totalmente donata all’Eterno, aiutaci a dire il nostro ‘sì’ nell’urgenza, più imperiosa che mai, di far risuonare la Buona Notizia di Gesù. Ottienici ora un nuovo ardore di risorti per portare a tutti il Vangelo della vita che vince la morte. Dacci la santa audacia di cercare nuove strade perché giunga a tutti il dono della bellezza che non si spegne. Stella della nuova evangelizzazione, aiutaci a risplendere nella testimonianza della comunione, del servizio, della fede ardente e generosa, della giustizia e dell’amore verso i poveri, perché la gioia del Vangelo giunga sino ai confini della terra e nessuna periferia sia priva della sua luce. Madre del Vangelo vivente, sorgente di gioia per i piccoli, prega per noi. Amen. Alleluia”.

 

 

 

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Riflessione sui questionari raccolti sul tema della famiglia

Posted on mag 02 , 2017 in Lettere pastorali

famigliaDurante il periodo di Quaresima sono stati distribuiti dei questionari anonimi sulla situazione della famiglia oggi. La finalità di tale inchiesta era quella di raccogliere dei dati che potessero aiutarci, in una successiva fase di riflessione sulla famiglia, a formulare delle proposte concrete da portare alla prossima assemblea diocesana che si svolgerà nei primi giorni di giugno. Qui di seguito abbiamo riportato una sintesi della riflessione che abbiamo fatto nel gruppo dei delegati all’assemblea e nel Consiglio Pastorale Parrocchiale sulla base dei questionari compilati.

 

 

 

Sono giunti in parrocchia 226 questionari compilati. Le persone che hanno risposto erano così suddivise:

Per sesso:    159 Femmine, 57 Maschi, 10 non hanno risposto.

Fasce di età: anni 18-30= 17, anni 31-50= 114, anni 51-70=60, anni 71-91=31, 10 bianche

LA SITUAZIONE DELLA FAMIGLIA E DEL MATRIMONIO OGGI

  • Dai questionari è emerso che la famiglia oggi è considerata ancora un bene, perché in quest’ambiente ci si sente accolti e l’amore tra le persone e il dono dei figli sono i valori maggiormente trasmessi. E’ soprattutto un bene per chi crede e ha fede
  • Le risposte mettono in evidenza come oggi, nella vita di coppia e nella famiglia, l’aspetto affettivo e relazionale abbia una loro prevalenza. Oltre a questi elementi è importante sottolineare che la vita di coppia si basa su un comune progetto di vita che diventa impegno nella famiglia: l’educazione, l’esempio nelle scelte concrete delle vita, le regole…, e verso la società.
  • Le difficoltà che maggiormente una famiglia incontra oggi sono: economiche, relazionali per la mancanza di tempo per la coppia ed infine la fatica a rimanere fedeli a impegni duraturi e incondizionati.
  • Il matrimonio cristiano è visto come un valore ma si è perso di vista la dimensione cristologica ed in generale trinitaria. Ciò che è fondamentale per il cristiano è il rapporto personale con Cristo e con la Chiesa e questo è alla base della scelta del matrimonio sacramento.
  • Va recuperato il valore del matrimonio ripercorrendo con pazienza e costanza una pastorale di accoglimento ed accompagnamento alla riscoperta della fede e del rapporto con la persona Gesù nell’ottica di un rinnovato slancio missionario evangelizzatore.
  • La famiglia nella sua forma classica oggi non è la sola risposta ci possono essere altre tipi di unioni

 

Giovani e matrimonio

  • Alla domanda se i giovani pensano al matrimonio la maggior parte hanno risposto che oggi preferiscono prima convivere per cui inizialmente questa scelta è lontana dai loro progetti di vita.
  • In maniera evidente è emerso quanto già percepito nella prassi: Le nuove unioni realizzate sotto forma di convivenza sono un dato prevalente nella società e pertanto è necessario individuare forme di accoglimento specifiche. Non sono famiglie ferite e in un certo senso vivono la dimensione naturale del rapporto uomo/donna e ‘rifiutano’ l’incombenza di sovrastrutture (legami, vincoli, obblighi) che non riescono ad accettare.
  • Oggi si arriva al matrimonio sacramento non conoscendo profondamente il suo significato. Molti si sposano senza avere una chiara consapevolezza delle responsabilità che vanno assunte quando si fa una scelta del genere. Su questo punto è emerso chiaramente che occorre, da parte delle comunità, un maggior impegno nell’accompagnare le coppie a capire maggiormente il significato del sacramento del matrimonio e degli impegni che ne derivano.

 

CURA DELLA FAMIGLIA

  • Alla domanda se conosci le proposte della parrocchia per la vicinanza alla famiglia, hanno risposto SI in 125, NO in 84 e 17 senza risposta.
  • In 163 hanno sottolineato la parrocchia cura la vicinanza alla famiglia.
  • Alla domanda che cosa può fare la parrocchia per la famiglia hanno indicato questi punti:
  • †Proporre ricette precostituite non funziona dobbiamo abitare le domande, stare dentro i conflitti senza giudicare ma facendosi vicini, cercare di capire e con delicatezza, con gesti di tenerezza, proporre o meglio testimoniare un incontro.
  • †I conviventi non sono famiglie ferite per loro andrebbe sviluppata una pastorale specifica. E’ da qui che bisogna ripartire. Le due parole che ci vengono in mente è Creatività e Coraggio.
  • †Avvicinare le famiglie non sposate, cercare chi è in difficoltà, ascoltare i bisogni..
  • Ci sono, poi, le problematiche particolari delle coppie in cui lei/lui vorrebbe sposarsi e l’altro rifiuta. Sono situazioni che necessitano un sovrappiù di delicatezza ed attenzione perché c’è il rischio di esasperare il conflitto anziché comporlo.

 

 

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Festa Santa Caterina – Raibano

Posted on mag 02 , 2017 in Eventi & In evidenza & Lettere pastorali

Festa Santa Caterina definitivo (1)

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Preghiamo insieme con il Rosario

Posted on mag 02 , 2017 in Lettere pastorali

Preghiamo insieme con il Rosario

MadonnaDesideriamo ritrovarci per pregare oltre che nelle chiese anche nelle famiglie che desiderano accogliere i vicini per recitare il rosario. Se qualche famiglia è disponibile può far riferimento alle persone indicate.

 

 

 

 

ZONA CHIESA NUOVA

  • Nei giorni feriali, prima della messa alle 17,45
  • Sabato pomeriggio e domenica pomeriggio ore 17,15
  • Ogni sera presso la statua della Madonna alle 20.30
  • Fam. Lombardi Maria – Viale Buozzi,12. Ore 16,00 (da lunedì a Venerdì)
  • Ogni lunedì, ore 20.30, i bambini della prima comunione presso la statua della Madonna

ZONA SAN FRANCESCO

  • Ogni giorno alle 20.30 presso la chiesa in via Avellino
  • Ogni sera si farà il rosario in case diverse: per informazioni vedere il calendario appeso presso la bacheca della chiesa San Francesco. o contattare  Castiglioni Lazzaro (338 1460337)

ZONA CENTRO STORICO

  • In Chiesa S. Martino vecchia:     C.so f.lli Cervi    ore 20,30  (ogni giorno)
  • Fam Lazzaretti Antonio (tel.605750) Viale Saffi, 31  ore 21,00   (ogni giorno)

ZONA  3 VILLAGGI E RAIBANO

  • Alla Celletta presso la 3V—Viale Arezzo. Ore 20,30 (tutte le sere)
  • Presso “S.Caterina”- Raibano—Viale Falconara. Ore 20,30 (da lunedì a venerdì)

Conclusione del Mese di Maggio con tutti i gruppi del rosario: Mercoledì 31 Maggio a S. Caterina (Raibano) Ore 20,30: S. Messa e processione per le vie.

 

 

 

 

 

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Quaresima. Un popolo in cammino verso il fondamento della nostra speranza: Cristo risorto

Posted on feb 17 , 2017 in Lettere pastorali

Carissimi,

ci stiamo avvicinando alla Quaresima che è per noi un tempo che ci viene donato per crescere, sempre più, nella relazione  con Cristo. Un cammino che ci vede coinvolti tutti, perché  insieme, sostenendoci a vicenda, arriviamo alla meta in cui celebreremo la risurrezione di Cristo, nostra speranza. speranza

Tutta l’umanità oggi ha bisogno di speranza, eppure sembra che oggi prevalga più, non una sana paura, ma una paura che ha effetti strani sulle nostre esistenze: sempre più prevale l’individualismo, siamo indifferenti gli uni verso gli altri, prevale una certa incertezza sul futuro, le grandi scelte della vita vengono costantemente rimandate o messe in discussioni, l’agire politico, più che una ricerca del bene comune, ha come obiettivo gli interessi di partito o personali, fino all’idea dell’annientamento dell’avversario… Di fronte a queste situazioni, dobbiamo anche fortemente sottolineare, che nel cuore della nostra gente ci sono molti sentimenti positivi che emergono nei momenti quando si fa appello alla solidarietà verso persone nel bisogno o situazioni che hanno necessità di sostegno.

Alla paura si risponde con la fede e con la speranza e questo per due motivi: primo perché la parola speranza significa attesa fiduciosa ed è il solo bene comune a tutti gli uomini, secondo, per i cristiani significa testimoniare ed annunciare che Gesù è vicino a ciascuno di noi, cammino accanto a noi continuamente, anche se a volte non lo sentiamo ne vediamo, come i due discepoli di Emmaus, eppure lui ci ascolta e ci incoraggia.

Abitiamo questo nostro tempo così complesso con questa fiducia e speranza.

Buon cammino!

Don Antonio

 

papa francesco

 

“La speranza cristiana, è molto importante, perché la speranza non delude. L’ottimismo delude, la speranza no! Ne abbiamo tanto bisogno, in questi tempi che appaiono oscuri, in cui a volte ci sentiamo smarriti davanti al male e alla violenza che ci circondano, davanti al dolore di tanti nostri fratelli. Ci vuole la speranza! Ci sentiamo smarriti e anche un po’ scoraggiati, perché ci troviamo impotenti e ci sembra che questo buio non debba mai finire. Ma non bisogna lasciare che la speranza ci abbandoni, perché Dio con il suo amore cammina con noi. “Io spero, perché Dio è accanto a me”: questo possiamo dirlo tutti noi. Ognuno di noi può dire: “Io spero, ho speranza, perché Dio cammina con me”. Cammina e mi porta per mano. Dio non ci lascia soli. Il Signore Gesù ha vinto il male e ci ha aperto la strada della vita”.

(dalla catechesi di Papa Francesco, Udienza del 7 dicembre 2016)

 

 

 

 

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“DAI A LORO NON SOLO LE TUE CURE MA ANCHE IL TUO CUORE”

Posted on feb 17 , 2017 in Lettere pastorali

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Viaggio in Messico presso le Suore Mestre Pie dell’Addolorata

 

Martedì 27/12/2017 alle ore 17,45 partiamo dall’aeroporto di Bologna diretti a Guadalajara in Messico.  Ci attendono 16 ore di volo con due scali e cambi di aereo, più un’ora di auto. Il gruppo è costituito da Don Antonio, Claudio ed Emanuela della parrocchia di San Martino, da Don Maurizio Vicario del Vescovo, Silvia, Nerio e Alessandro  di Rimini.

Al nostro arrivo all’aeroporto di Guadalajara c’è ad attenderci suor Claudia, la superiore delle Maestre Pie dell’Addolorata che con il suo pulmino ci accompagnerà alla casa Hogar Francisco Xavier di Tepatitlan.

Le prime Maestre Pie dell’Addolorata arrivarono in Messico nel 1980 invitate dal Vescovo della diocesi di San Juan de los Lagos per assistere i bambini in un paese dello Stato di Jalisco chiamato Tepatitlan situato 70 chilometri ad est di Guadalajara dove hanno iniziato ad operare in una casa famiglia per bambini abbandonati o sottratti alle famiglie dai servizi sociali.

Tre suore italiane iniziarono il 13 novembre 1980 la missione messicana e quasi subito molte giovani,  che cominciarono a conoscere e ad identificarsi con il carisma dell’Istituto, chiesero di entrare a farne parte.

Per questo motivo nel 1988 si è aperta una comunità a Guadalajara per la formazione di queste ragazze e per la catechesi parrocchiale nei quartieri più poveri della periferia. Per la situazione socio-economica del Messico molti bambini vivono stati di disagio e abbandono; per sopperire a questa necessità nel 1989 venne aperta una comunità nella città di Obregon nello Stato di Sonora situato nel nord del Messico, questa città è nata meno di 100  anni fa dove prima vi era solo deserto. Ma torniamo a raccontare della casa di Tepatitlan, ora ospita 60 bambini di età compresa tra un anno e 18 anni seguiti da 10 suore.

A differenza delle consorelle Maestre Pie in Italia, le suore non fanno scuola, ma la casa offre  ospitalità, vitto, alloggio e assistenza ai compiti pomeridiani proprio come in una famiglia.

La giornata inizia per le suore alle 5,30  e alle 6 svegliano i bimbi. Aiutano i più piccoli a vestirsi e preparano loro la colazione e li accompagnano  nelle varie scuole,  poi ritornano a casa dove ci sono i piccolini di uno e due anni da accudire.

Le suore non trascurano la preghiera né la messa quotidiana e la catechesi. Sono tutte gentilissime, premurose, dal volto sereno, sempre sorridente, splendida testimonianza di una vita spesa per gli altri, per i più piccoli. Donano ai bimbi tutto l’amore di una madre, quella madre che molti di loro non hanno o che li ha abbandonati o maltrattati,  sono curatissimi, puliti, ben vestiti e ordinati , si vogliono bene tra di loro, grandi e piccoli collaborano nei lavoretti della casa, puliscono le loro camere, apparecchiano, servono a tavola e aiutano i più piccoli.

Alle 13 le suore ripartono per riprendere i bimbi a scuola, mangiano con loro e al pomeriggio li aiutano con i compiti. Poi dedicano tempo ai giochi e alle attività sportive e chi non ha finito riprende a fare i compiti, fanno la doccia e si preparano per la cena. Alle 21 si va a dormire. Stare con loro è stata una splendida esperienza, ci hanno circondato di baci e abbracci a non finire. Appena avevano un momento libero venivano a cercarci, i maschi per giocare a calcetto, a basket o a pallavolo, mentre le bimbe cercavano le donne per farsi pettinare o pettinarle e giocare con le bambole, mentre i più piccoli venivano per farsi coccolare e  prendere in braccio. Con le suore ci ritrovavamo al mattino per recitare le lodi poi Don Antonio e Don Maurizio celebravano la messa per tutti noi esse  ci raccontavano delle difficoltà che affrontano ogni giorno per gestire la casa, con i bimbi che crescono, alcuni dei quali hanno problemi di salute ( le visite mediche, le medicine e  l’ospedale sono tutte a pagamento).

Non avendo introiti, ma solo qualche aiuto dalla Diocesi, tutto è nelle mani della Provvidenza che le assiste e anche quando sembra che non ci sia più speranza, arrivano doni inaspettati. Alcune famiglie messicane infatti forniscono loro vestiti e generi di prima necessità quali olio, zucchero, sapone e uova , mentre alcuni generi devono essere acquistati e sono molto cari se rapportati agli stipendi  dei lavoratori messicani , ad esempio un litro di latte costa quasi come in Italia, mentre lo stipendio  di un lavoratore medio è di soli 250 euro mensili. Mentre le suore parlano ci trasmettono anche tutta la gioia che i bimbi donano loro, ci raccontano della loro vocazione e della loro vita spesa per i fratelli più piccoli e indifesi.

Questo amore traspare dai loro occhi che brillano che riflettono  la serenità di una scelta fatta per amore che le fa superare tutte le difficoltà che incontrano quotidianamente.

Sono donne che sanno amare e vedere nell’altro riflesso il volto di Gesù, che vogliono dare a questi bambini che altrimenti non avrebbero avuto speranza , la certezza che ci saranno sempre persone che le aiuteranno nel difficile cammino della vita.

Ci siamo talmente uniti che ci sembrava di aver conosciuto quelle persone da sempre, abbiamo condiviso i pranzi, le cene, l’attesa dell’ultimo dell’anno, le uscite in alcuni santuari, la visite alle città dei martiri.

Anche questa è stata una bellissima esperienza: siamo stati a Santa Ana de Guadalupe, a San Juan de los Lagos e a Zamora, ripercorrendo i luoghi in cui dal 1926 al 1929 si consumò la sanguinosa “ guerra dei cristeros” con l’uccisione di migliaia di cattolici che si erano ribellati alle leggi del governo ateo messicano che proibiva il culto e le liturgie cattoliche. 25 di questi martiri furono beatificati da Papa Giovanni Paolo II in piazza San Pietro a Roma nel 2000. Altri 14 furono beatificati sempre dallo stesso Papa fra il 1988 e il 2005 e altri 7 sono in attesa  di beatificazione. Durante questa guerra furono centinaia i preti, monaci e religiosi che vennero uccisi. Ai sacerdoti lasciati in vita spesso venivano tagliate le braccia per impedire di celebrare la messa.  In una chiesa a Zamora nelle parete di fianco all’altare  sono visibili ancora oggi i fori delle pallottole che avevano colpito alcuni fedeli come monito per aver partecipato alla Messa.

A malincuore la mattina del 5 gennaio partiamo da Guadalajara per  Città del Messico dove trascorreremo gli ultimi giorni presso la casa OMPE (Pontificia Opera Missionaria Messicana) anche qui due sacerdoti ci hanno accolto e raccontato della religiosità del popolo messicano, delle loro tradizioni e della venerazione che hanno per la Vergine di Guadalupe,  infatti il Santuario è il secondo più visitato al mondo dopo la basilica di San Pietro a Roma. Anche noi  ci siamo stati e i nostri sacerdoti hanno avuto il privilegio di celebrare la Messa in questa stupenda basilica.  E’ stato bello sentirsi uniti nella preghiera, lodare il Signore per quei momenti trascorsi insieme e per la fede che ci legava, ognuno nella propria lingua spagnolo o italiano, si pregava Dio Padre di tutti.

Iniziativa di Quaresima

Sostegno al progetto Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore”. Aiutiamo i bambini e ragazzi della Casa Hogar  Villa Francisco Javier in Messico delle Maestre Pie. La Casa Famiglia si sostiene con aiuti dalla diocesi, San Juan de los Lagos, e dalle offerte delle  persone che in vari modi aiutano il buon funzionamento della casa.

latte

Tra i tanti bisogni di cui necessitanomedicine

abbiamo pensato di raccogliere soldi

per sostenere le spese per il latte

che costa €  8 al giorno, e le medi-

cine, € 16 al giorno.

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Cammino della Quaresima 2017: Un popolo in cammino verso la Pasqua

Posted on feb 17 , 2017 in Lettere pastorali

“Gesù salì sulla montagna e disse: Beati…perchè vostro è il regno dei cieli”

Introduzione

La Quaresima è il tempo nel quale ognuno di noi è chiamato a riscoprire la propria vocazione di battezzato, ossia di immerso nella morte di Cristo per risorgere con Lui a vita nuova. La Pasqua è la nostra meta: l’incontro con il Risorto che dona la vita nuova la gioia di essere cristiani che vivono le beatitudini. Gesù insegnando le Beatitudini, non ha voluto fare una rivoluzione sociale o economica o politica o cambiare le  leggi o i governi, ma ha cambiato il cuore dell’uomo, ha convertito gli uomini ai valori del Vangelo e quindi, a poco a poco, cambia anche la società umana, cambiano i costumi negativi. Le Beatitudini, l’esempio e tutto l’insegnamento di Gesù vogliono cambiare il cuore dell’uomo, per creare “l’uomo nuovo”.  Ecco cosa significa essere cristiani: disposti a cambiare il nostro cuore, disponibili all’azione dello Spirito Santo che ci porta ad essere sempre più simili al modello di Gesù.

 

LE PRATICHE QUARESIMALI

 

PREGHIERA: FARE SILENZIO PER ASCOLTARE IL SIGNORE

 

Alcune proposte

¨ Ogni domenica partecipa alla S. Messa insieme, possibilmente, alla tua famiglia

¨ Ogni Venerdì di Quaresima alla chiesa vecchia:  ore 16: Via Crucis

¨ Prega in famiglia utilizzando il libretto “Pane quotidiano”

¨ Partecipa al Centro di ascolto del Vangelo nella tua zona.

¨ Proporre la preghiera di coppia.

¨ Esercizi spirituali a Saludecio, 11-12 marzo

¨ 24 ore per il Signore: adorazione continua dalle 17,30 del 24 alle 17,30 del 25 marzo.

¨ 4  serate di preghiera biblica “Sulle strade di Gesù” da venerdì 17 marzo, (20,45 – 22) alla Chiesa Vecchia

 

DIGIUNO: CRESCERE NELLA LIBERTA’ PER UNA NUOVA RELAZIONE

CON LE PERSONE, CON LE COSE E CON NOI STESSI

 

Alcune proposte

¨ “Un pasto in meno il Venerdì ”: il Venerdì consumare un pasto in meno, offrendo il corrispettivo per i poveri  (metterlo nel salvadanaio)

¨ Fare qualche rinuncia che ti costa: ad es. meno tempo davanti alla TV e il computer; meno chiacchiere inutili e dannose; sobrietà nel cibo, alcolici, fumo, discoteca, cinema, abbigliamento, stampa,..

¨ Trova il tempo per dialogare con la tua famiglia

 

CARITA’: NON POSSIAMO VIVERE NELL’INDIFFERENZA VERSO I FRATELLI

 

Alcune proposte:

¨ Sostegno alla nostra Caritas Parrocchiale mediante offerte di vario genere economico o alimentari.

¨ Adesione alla Caritas cittadina

¨ Sostegno al progetto “Dai a loro non solo le tue cure ma anche il tuo cuore”. Aiutiamo i bambini e ragazzi della Casa Hogar Villa Francisco Javier in Messico delle Maestre Pie. (vedi Viaggio in Messico presso le Suore Mestre Pie dell’Addolorata)

 

 

 

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Lettera Pastorale Dicembre 2016

Posted on nov 25 , 2016 in Lettere pastorali

Viene in mezzo a noi il Dio della gioia

Carissimi,

lo scorso 20 novembre si è chiuso il Giubileo straordinario della Misericordia. Papa Francesco, nella lettera Misericordia et misera, a conclusione di quest’evento, sottolinea che l’aver vissuto e sperimentato la misericordia ha suscitato nel cuore di tantissime persone tanta gioia e speranza nella loro esistenza.

La gioia del perdono traspare ogni volta che né facciamo esperienza concreta di quell’amore di un Dio che ci viene incontro.

Ecco che il cammino dell’Avvento appena iniziato è l’attesa del Dio della gioia che viene in mezzo a noi.

Sottolinea ancora Papa Francesco nella lettera:

Come sono significative anche per noi le parole antiche che guidavano i primi cristiani: «Rivestiti di gioia che è sempre gradita a Dio e gli è accetta. In essa si diletta. Ogni uomo gioioso opera bene, pensa bene e disprezza la tristezza [...] Vivranno in Dio quanti allontanano la tristezza e si rivestono di ogni gioia». Fare esperienza della misericordia dona gioia. Non lasciamocela portar via dalle varie afflizioni e preoccupazioni. Possa rimanere ben radicata nel nostro cuore e farci guardare sempre con serenità alla vita quotidiana”.

Il cammino della gioia cristiana ci conduce ad essere beati, cioè felici. Felici di attendere Gesù, Colui che è il volto della misericordia del Padre.

Felici di essere nella chiesa, un popolo che cammina insieme, avendo attenzione al fratello più in difficoltà

Felici di essere amati e desiderare di amare.

Felici, infine, di poter dare al mondo di oggi un messaggio di speranza e di fiducia.

Buona cammino a tutta la comunità

Don Antonio

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LA SEPOLTURA DEI DEFUNTI E LA CONSERVAZIONE DELLE CENERI

Posted on nov 25 , 2016 in Lettere pastorali

PRESENTAZIONE DELL’ISTRUZIONE “AD RESURGENDUM CUM CHRISTO”

Un nuovo documento della Congregazione per la Dottrina della fede è stato presentato il 25 ottobre scorso. Si tratta dell’Istruzione Ad resurgendum cum Christo, circa la sepoltura dei defunti in luoghi sacri, che la Chiesa raccomanda per ragioni dottrinali e pastorali e la conservazione delle ceneri in caso di cremazione, non vietata ma regolamentata dal testo. La cremazione sta diventando una pratica crescente, forse a breve diventerà ordinaria, e ad essa si accompagna sempre più la conservazione delle ceneri in ambienti domestici, o in ricordi commemorativi o la loro dispersione in natura, senza una specifica normativa canonica che la regoli. E’ questo il contesto della nuova Istruzione che rispecchia la sollecitudine della Chiesa affinché il trattamento dei cadaveri sia ispirato a rispetto e carità, esprima il senso cristiano della morte e la speranza nella risurrezione.

La sepoltura dei corpi

Seguendo l’antichissima tradizione cristiana, la Chiesa raccomanda insistentemente che i corpi dei defunti vengano seppelliti nel cimitero o in altro luogo sacro”, perché “l’inumazione è la forma più idonea per esprimere la fede e la speranza nella risurrezione corporale” e seppellire i morti è una delle opere di misericordia corporale.

Seppellendo i corpi dei fedeli defunti, la Chiesa conferma la fede nella risurrezione della carne, e intende mettere in rilievo l’alta dignità del corpo umano come parte integrante della persona della quale il corpo condivide la storia”. No, quindi, ad “atteggiamenti e riti che coinvolgono concezioni errate della morte, ritenuta sia come l’annullamento definitivo della persona, sia come il momento della sua fusione con la Madre natura o con l’universo, sia come una tappa nel processo della re–incarnazione, sia come la liberazione definitiva della ‘prigione’ del corpo”. Inoltre, “la sepoltura nei cimiteri o in altri luoghi sacri risponde adeguatamente alla pietà e al rispetto dovuti ai corpi dei fedeli defunti”.

Nell’anno del Giubileo straordinario della misericordia, voluto da Papa Francesco, l’istruzione ribadisce questa verità legata in modo particolare alla pietà popolare. “La sepoltura dei corpi dei fedeli defunti nei cimiteri o in altri luoghi sacri favorisce il ricordo e la preghiera per i defunti da parte dei familiari e di tutta la comunità cristiana, nonché la venerazione dei martiri e dei santi”. E ancora: “Mediante la sepoltura dei corpi nei cimiteri, nelle chiese o nelle aree ad esse adibite, la tradizione cristiana ha custodito la comunione tra i vivi e i defunti e si è opposta alla tendenza a occultare o privatizzare l’evento della morte e il significato che esso ha per i cristiani”.

La cremazione

Laddove ragioni di tipo igienico, economico o sociale portino a scegliere la cremazione, scelta che non deve essere contraria alla volontà esplicita o ragionevolmente presunta del fedele defunto, la Chiesa non scorge ragioni dottrinali per impedire tale prassi”. Nel ricordarlo, l’istruzione spiega che “la Chiesa continua a preferire la sepoltura dei corpi poiché con essa si mostra una maggiore stima verso i defunti; tuttavia la cremazione non è vietata, a meno che questa non sia stata scelta per ragioni contrarie alla dottrina cristiana”.

La conservazione delle ceneri

L’indicazione più importante dell’Istruzione è dunque che “le ceneri del defunto devono essere conservate di regola in un luogo sacro, cioè nel cimitero o, se è il caso, in una chiesa o in un’area appositamente dedicata a tale scopo dalla competente autorità ecclesiastica“. Ne consegue che non possano essere disperse nella natura o trasformate in oggetti ricordo o conservate in casa. Nemmeno lo spargimento delle ceneri in apposite aree cimiteriali è ammessa. E, all’obiezione che la scelta della conservazione dell’urna cineraria nella propria abitazione sia ispirata ad un desiderio di vicinanza e pietà, mons. Angel Rodríguez Luño, consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, risponde così: “Non è la motivazione più frequente, ma in qualche caso può essere così. C’è tuttavia il rischio che si producano dimenticanze e mancanze di rispetto, soprattutto una volta passata la prima generazione, così come si può dar luogo a elaborazioni del lutto poco sane [ad esempio la volontà di "tenere con sé" il defunto, senza "lasciarlo andare", cosa che rende difficile una sana elaborazione del lutto ed anche lo sviluppo di una sana speranza cristiana nella vita eterna e nella resurrezione, ndr]. Ma soprattutto si deve osservare che i fedeli defunti fanno parte della Chiesa, sono oggetto della preghiera e del ricordo dei vivi, ed è bene che i loro resti vengano ricevuti dalla Chiesa e custoditi con rispetto lungo i secoli nei luoghi che la Chiesa benedice a tale scopo, senza venir sottratti al ricordo e alla preghiera degli altri parenti e della comunità”.

Nella sua sollecitudine per il bene del popolo di Dio, la Chiesa ha pronunciato una parola ufficiale riguardo alle questioni trattate, parola che in realtà non è una novità: la dottrina è sempre stata presentata in questi termini. Tuttavia questo documento dà ampia diffusione a queste informazioni, invitando i pastori a comunicarle a tutto il popolo di Dio. Molte persone infatti hanno scelto in passato queste pratiche (cremazione con dispersione delle ceneri o conservazione in casa dell’urna) in buona fede, perché non erano a conoscenza della posizione della Chiesa.