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la perseranza, arte del tempo presente – domenica 17 novembre

Posted on nov 17 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Cosa ci attende e come vivere questo tempo?

Il Vangelo parte da una conversazione tra Gesù e alcuni che gli mostravano con soddisfazione il tempio di Gerusalemme rivestito di belle pietre e ornamenti, vanto del popolo di Israele, in cui Gesù dice con chiarezza : “di quanto ammirate e vedete non sarà lasciata pietra su pietra che non sarà distrutta”. I lettori del Vangelo di Luca sapevano che questo si riferiva alla distruzione del tempio ad opera dei Romani che sarebbe avvenuta dopo pochi anni nel 70 d.C. Un evento traumatico che ha segnò la fine del Regno di Israele, la dispersione degli ebrei in tutto il mondo, la fine di una tradizione cultuale legata a Gerusalemme e al tempio.

Ma poi Gesù, allargando il campo, avverte che “ci saranno guerre, rivoluzioni, terremoti, carestie, pestilenze, segni terrificanti nel cielo..”

Un quadro certamente non incoraggiante, che porta a chiedere con apprensione “quando accadranno queste cose?”

A Gesù non interessa soddisfare una curiosità sul quando e sul come avverrà la fine di questo mondo e la piena realizzazione del Regno di Dio, ma vuole richiamare l’attenzione su come i credenti devono vivere questo tempo, l’unico tempo che abbiamo a disposizione.

E indica come atteggiamento fondamentale dei discepoli la ‘perseveranza’: “con la vostra perseveranza salverete la vostra vita!”.

Ma cosa è la perseveranza?

Quante volte dopo un primo tempo di entusiasmo in un attività, un servizio, incontriamo

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la fatica dell’insuccesso, della delusione e sentiamo la tentazione di abbandonare tutto, non coinvolgersi più, lasciare che facciano altri ritirandoci nel nostro guscio..! Quanto è facile andare dietro a ciò che ci gratifica e ci da visibilità e consenso in quel momento ma quanto è più difficile fare un passo dopo l’altro, perseguendo grandi ideali ma accettando di tradurli in piccole scelte ogni giorno.

Ma cosa implica la perseveranza?

a) Capacità di discernimento, ossia di ‘leggere’ cosa sta avvenendo, senza lasciarsi ingannare o terrorizzare: attenti a coloro che si presentano come i ‘salvatori della patria’ , coloro che risolveranno in modo immediato e miracoloso tutti i nostri problemi, ci daranno pane, lavoro e sicurezza a buon mercato! Ma avere uno sguardo ‘realistico’ nella speranza , cioè non scettico e rassegnato, ma che sa cogliere le prove quali opportunità di bene.

b) Capacità di fermezza/fortezza di fronte alle calunnie, le discriminazioni, le persecuzioni: “sarete odiati da tutti, anche i vostri amici e parenti, a causa del mio nome” sapendo dare ragione della propria fede.

c) Una vita operosa, come richiama Paolo ai suoi cristiani: guardatevi da coloro che passano le loro giornate “senza far nulla e sempre in agitazione” , vivendo sulle spalle degli altri, adducendo motivazioni di comodo, anche spirituali..

d) Ma tutto questo sarà

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possibile se alimenteremo la certezza dell’amore del Padre per noi: “neanche un capello del vostro capo andrà perduto”, ossia la nostra vita è nelle mani del Padre, qualunque cosa ci

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avvenga.

In conclusione, la perseveranza è la fedeltà al costruire il Regno di Dio nel quotidiano e solo essa cambia noi stessi e la storia attorno a noi!

Ed è per questo che Gesù ci esorta: “con la vostra perseveranza salverete la vostra vita!”

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Uniti per sempre – Festa Anniversari di matrimonio

Posted on nov 10 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Ricordo che i miei genitori qualche volta a tavola prendevano un ossicino di pollo a forcola e si dicevano: ‘spezza tu e vediamo chi sarà il primo a partire’: chi rimaneva col pezzo più piccolo in mano era il designato dalla sorte. Dietro questo semplice scherzo c’era il legame pieno di affetto che li univa e insieme la consapevolezza che non era possibile partire da questa vita nello stesso momento, ma che uno dei due sarebbe

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rimasto qua e l’altro lo avrebbe atteso di là..

Penso sia un pensiero che talvolta ha sfiorato anche voi. Come pure la domanda ma “dopo” ci vedremo ancora? Questo legame rimarrà tra noi? Cosa resterà di quanto abbiamo vissuto tra noi?

Qualcuno maliziosamente direbbe: ma speriamo di no, dopo 40-50-60 anni sopportazione almeno di là voglio stare un pò tranquillo! Ma al di là della battuta, sono domande serie..

Bene, il Vangelo di oggi affronta proprio questa questione.

Alcuni sadducei, una corrente culturale aristocratica e benestante del popolo ebraico che non credeva ci fosse una resurrezione dopo la morte, vuole mettere in difficoltà Gesù e ridicolizzare la credenza nella resurrezione dei morti.. Gli propone un ‘caso’ per assurdo: una donna era andata in sposa a sette uomini, morti uno dopo l’altro..nell’aldilà, se c’è la resurrezione, di chi sarebbe stata moglie vista che tutti e sette l’avevano avuta

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in moglie?

Gesù risponde: ma il paradiso, la resurrezione non è una ‘fotocopia’ dell’aldiquà, di la non ci sarà bisogno di sposarsi per fare figli e continuare la specie, visto che non si morirà più; di là ci saranno relazioni nuove improntate non sul possesso o la dipendenza tra marito e moglie (e ai tempi di Gesù la cultura era profondamente maschilista: la donna era semplice ‘proprietà’ del marito), ma sulla gratuità del dono di sé perché non ci sarà più la paura di perdere l’altro o la tentazione di usare l’altro per i propri scopi. Gesù prospetta una condizione nuova che è la resurrezione, tipica dei figli di Dio, ossia di un Dio che ama gratuitamente e per sempre.

Cosa può significare questo per noi?

Innanzitutto: cosa resterà di noi, del nostro legame, di quanto abbiamo vissuto insieme, dopo la morte?

Diceva Papa Pio XII: “ Sul piano puramente giuridico e della realtà materiale, visibile, l’istituto del matrimonio non esiste più dopo la morte. Ma sussiste ciò che ne costituiva l’anima, cioè l’amore coniugale” ; ciò che rimane è quanto l’amicizia ha potuto creare tra i coniugi di unione puramente spirituale, ossia quell’unione dei cuori espressa nella trasparenza dei sentimenti, nella gratuità, nella tenerezza e rispetto profondo l’uno dell’altro.. Dopo la morte il Signore raccoglierà tutto questo, lo purificherà e lo porterà a pienezza per farci vivere una vita da risorti con Lui.

Questo ci spinge a vivere già ora relazioni proprie dei ‘figli della resurrezione’, dei figli di Dio:

Le nostre relazioni tra marito e moglie, genitori e figli sono guidate dalla logica della paura, del potere, del calcolo, dell’interesse o dalla logica della gratuità, del rispetto profondo, della libertà interiore, della misericordia?

Ci accorgiamo di quanto siamo fragili, anzi spesso più si diventa anziani e più si diventa permalosi, puntigliosi, insopportabili (o no?); oggi si vive più a lungo ed è facile la tentazione a 50 o 60 anni, perché ci si sente ancora in forze, di ricercare attorno qualcuno/a più giovane che ci faccia sentire più virili o più desiderate..; oppure il rimanere insieme solo per una comunanza di interessi o bisogni e non per rinnovata scelta di amore; …

Non basta più resistere al tempo che passa ma occorre rinnovare ogni giorno il nostro rapporto di amore, riscegliendosi coi propri limiti e guardandosi con gli occhi nuovi del vedere nell’altro il dono per la propria vita.

Vi siete sposati ‘nel Signore’, ossia fondati nell’amore e nella luce di Cristo. Lui solo ha parole che danno la vita eterna, ossia una vita che non ha paura della morte e che ci fa pregustare fin d’ora la condizione di risorti che vivremo lassù accanto al Signore.

“Il Signore guidi i vostri cuori all’amore di Dio e alla pazienza di Cristo!”

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Lo sguardo di Gesù cambia la vita – domenica 4 Novembre

Posted on nov 03 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Un incontro che lascia stupefatti: Gesù che va a cercare un peccatore incallito, Zaccheo uno che lavorava per i Romani, raccogliendo le tasse e arricchendosi a spese della povera gente, malvisto ed evitato da tutti. Perché proprio lui?

Poco prima di entrare in città, Gesù aveva incontrato un cieco che lo implora di riacquistare la vista : “Signore, che io ci veda di nuovo!”; ora si concretizza in una situazione concreta: il verbo “vedere” è fondamentale: si tratta di acquistare gli occhi giusti per vedere se stessi e gli altri come ci vede

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Dio. E’ molto diverso lo sguardo che ha la gente su Zaccheo, che lui stesso ha di sé, rispetto allo sguardo di Gesù.

La gente si ferma al conosciuto da tutti: “è un peccatore pubblico, un ladro, un uomo abbietto!” ; Gesù sa cogliere ciò che c’è dietro l’apparenza, sa ‘leggere’ la ricerca interiore ancora confusa e mista a curiosità di Zaccheo “cercava di vedere Gesù e salì sopra un albero”. Non solo ma non giudica, anzi accoglie con gratuità e consente a Zaccheo di sentirsi amato così come è. Non esita a entrare nella casa di un peccatore, rendendosi ‘impuro’ secondo la Legge.. a lui sta più a cuore la persona che non le regole cultuali!

Non solo, rivela a Zaccheo il suo vero volto e dignità: “anche tu sei figlio di Abramo!” e cioè ancora appartenente al popolo dell’Alleanza, oggetto dell’amore di Dio.

Solo questo fa scattare il cambiamento di stile di vita: “se ho rubato restituisco e do la metà dei miei beni ai poveri”: la sua vita acquista uno significato nuovo: non più prigioniero del denaro, non più isolato e chiuso nella sua casa, ma un nuovo rapporto con i beni e un cuore solidale con gli altri.

Gesù manifesta il senso della sua missione: “io sono venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto!” come tratto distintivo di ogni sua scelta e azione: era entrato in Gerico proprio per incontrare Zaccheo: “oggi devo fermarmi a casa tua!”.

E’ lo sguardo di Gesù che cambia Zaccheo: crede nella possibilità di Zaccheo di cambiare, non lo imprigiona nel suo passato e neanche nel suo presente, ma lo apre al futuro di uomo che può diventare.

Non solo, ma consente a Zaccheo di donare qualcosa o tanto di sé per portare speranza ad altri più poveri o a sue precedenti vittime

E noi chiediamoci:

  • Quale sguardo abbiamo sulle persone, sulle situazioni? Siamo capaci di speranza? di offrire nuove possibilità di cambiamento alle persone?
  • La nostra Comunità è spazio e luogo di accoglienza e di incontro per chi manifesta un inquietudine interiore e cerca una qualità diversa di vita? e sia pur confusamente cerca Dio? Non rischiamo a volte di fare ‘da muro’, di ostacolo con i nostri pregiudizi e mormorazioni, la nostra paura di essere sostituiti da altri nelle attenzioni del parroco, nella conduzione dei nostri incarichi,..?

Donaci il tuo sguardo, Gesù!

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I Santi: una vita trasformata dalla Parola di Dio

Posted on nov 02 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Siamo sul monte e Gesù si pone a sedere di fronte ad una folla enorme di gente e in particolare a coloro che vogliono seguirlo. E’ l’atteggiamento di Gesù Maestro, di colui che insegna con autorità.

Cosa dice?

Presenta le famose otto Beatitudini, che in realtà sono la descrizione del Suo volto: chi è colui che voi state seguendo! Prima di insegnare agli altri Gesù sembra proporre se stesso.

Io sono il ‘povero di spirito’ che confida solo nel Padre; io sono colui che piange per il dolore e il male del mondo; io sono il mite e umile di cuore che non confida nella ricchezza e nel potere; io sono colui che non

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vede l’ora che si realizzi il Regno di Dio nell’umanità; io sono il misericordioso che mostra compassione per ogni miseria e perdona il peccato degli uomini; io sono il puro di cuore che non conosce doppiezza e ipocrisia; io sono colui che porta la pace nel cuore degli uomini; io sono colui che accetta anche il rifiuto e la condanna ingiusta fino alla croce per testimoniare la gratuità dell’amore del Padre.

Chi sono dunque i santi? La prima lettura li descrive come coloro che hanno ricevuto il sigillo dell’amore di Cristo sulla fronte; coloro che stanno in piedi ossia sono risorti con Cristo, coloro che sono vestiti di bianco e hanno la palma nelle mani, segno di vittoria dopo aver partecipato alla croce del Signore ; coloro che lodano a gran voce che il Cristo, agnello sgozzato, in realtà è il vincitore della storia. Sono quindi coloro che hanno accettato di mettersi sulle orme di Gesù, accogliere il suo stile di vita, lasciarsi trasformare dall’amore.

Cosa ci colpisce di più nei Santi?

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loro radicalità, il loro coraggio di vivere controcorrente, la loro grande libertà interiore da ogni condizionamento e dalle cose…; la loro grande generosità sino all’eroismo; il coraggio di affrontare ogni sofferenza e prova per amore di Cristo (cfr. testimonianza di Sabbhaz Bhatti).

I santi sono coloro che hanno preso sul serio la Parola di Gesù, sentendo in essa l’invito di Gesù rivolto a loro stessi (cfr. San Francesco, Sant’Antonio, Madre Teresa, San Ignazio di Loyola, ..), come ci ricorda il Papa: “Non basta leggere le scritture, bisogna ascoltare Gesù che parla in esse: è proprio Gesù che parla nelle Scritture, è Gesù che parla in esse. Bisogna essere antenne che ricevono, sintonizzate sulla Parola di Dio, per essere antenne che trasmettono! Si riceve e si trasmette. E’ lo Spirito di Dio che rende vive le Scritture, le fa comprendere in profondità, nel loro senso vero e pieno!”

I santi sono il segno più evidente che il Cristo è vivo e che la sua Parola è capace di trasformare il cuore dell’uomo. I santi sono il segno della vittoria della Luce sulle Tenebre (cfr. simbolismo delle feste di Halloween) e ci mostrano che in un mondo dove sembra che ci sia solo il buio dell’ingiustizia, corruzione e violenza, c’è una enorme folla di persone che non si rassegnano alla logica del puro interesse privato, dell’appropriazione ingiusta delle cose, della ricerca del potere a tutti i costi, ma come piccole luci si lasciano guidare dalla logica rivoluzionaria della gratuità, del perdono, della solidarietà, del servizio ai poveri. Sono i santi discreti, nascosti nelle pieghe di ogni giorno; sono loro in realtà che in realtà sostengono il mondo e gli consentono di avere un futuro.

Allora chiediamoci: “che posto ha la Parola di Dio nella mia vita, la vita di ogni giorno? Sono sintonizzato su Dio o sulle tante parole di moda o su me stesso?” Desidero camminare verso la santità, ossia la capacità di amare sulla misura di Gesù?

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La vera preghiera nasce dalla misericordia e genera misericordia

Posted on ott 27 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Gesù continua il suo insegnamento sulla preghiera con un quadretto in cui pone in contrasto due personaggi: un fariseo e un peccatore pubblico
Entrambi vanno al tempio a pregare Dio ma solo uno di essi viene accolto e trova ascolto da Dio , perché?  Materialmente entrambi formulano una preghiera rivolta a Dio ma ben diverso è il cuore che ci sta dietro !

Il fariseo espone a Dio le proprie benemerenze .. Digiuno, decime, comportamento onesto.. quali crediti che lo rendono benemerito difronte a Dio e migliore di tutti gli altri: “io non sono come gli altri e come quel pubblicano, ladri, adulteri e omicidi.. “
Il peccatore pubblico (probabilmente un odiato esattore delle tasse per i Romani) sa che non ha nulla di cui gloriarsi, da mettere davanti a Dio come credito ma confida semplicemente nella misericordia di Dio.. Gli offre la sua esistenza scalcagnata, piena di scelte e azioni sbagliate.. ne è pentito ma oltre non può pretendere nulla.. Gli resta solo che offrire se stesso con la sua umanità

A sorpresa, Gesù rivela che solo quest’ultimo è stato ascoltato da Dio ed è stato ‘giustificato’, cioè guarito dalla misericordia di Dio.  Perché ?
Il fariseo in realtà non ha bisogno di Dio, la sua più che una preghiera è un vantarsi della sua ‘giustizia’ , è così pieno di sè che non consente a Dio di entrare nella sua vita, si crede in grado di salvarsi da solo.. Ha solo crediti verso Dio!
E’ come un uomo che si pone davanti allo specchio per dirsi: guarda come sono bravo!
Ma è in realtà una menzogna : poco prima l’evangelista dice che Gesù si rivolgeva a ” coloro che avevano l’intima presunzione di credersi giusto” ma che in realtà non lo sono, perché nessuno è giusto difronte a Dio!
Non solo, ma questo specchiarsi nella propria supposta giustizia porta ad un giudizio, un senso di superiorità su tutti gli altri: “io non sono come gli altri” di cui si sottolineano e ingigantiscono i difetti e gli sbagli..

Quanto è facile questo esercizio: nella competizione politica si demonizza facilmente l’avversario, nel luogo di lavoro si scredita il collega per poter avanzare di carriera ; nella parrocchia si sottolineano i difetti degli altri gruppi o collaboratori per dire: ma io non sono come lui, come lei..! Da questo nasce la pratica delle facili chiacchiere e mormorazioni che, come ci richiama spesso Papa Francesco , uccidono e creano divisioni .. “Quanto si chiacchiera nella Chiesa! Quanto chiacchieriamo noi cristiani! La chiacchiera è proprio spellarsi eh? Farsi male l’uno l’altro. Come se si volesse diminuire l’altro. Invece di crescere io, faccio che l’altro sia più basso e mi sento grande. Questo non va! Sembra bello chiacchierare… Non so perché, ma sembra bello. Come le caramelle di miele, no? Tu ne prendi una – Ah, che bello! -e poi un’altra, un’altra, un’altra e alla fine ti viene il mal di pancia. E perché? La chiacchiera è cosi: è dolce all’inizio e poi ti rovina, ti rovina l’anima! Le chiacchiere sono distruttive nella Chiesa, sono distruttive… E’ un po’ lo spirito di Caino: ammazzare il fratello, con la lingua; ammazzare il fratello!”.

Solo una preghiera che ci fa riconoscere bisognosi della misericordia di Dio –  “O Dio, abbi pietà di me peccatore!” –  ci rende capaci di uno sguardo di misericordia e di compassione, vicinanza e accoglienza verso ogni persona che si avvicina a noi..
Chiediamo per ciascuno di noi questo sguardo!

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Insieme sulla barca con Gesù – Festa San Francesco

Posted on ott 15 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri & Pensieri in libertá

1.  Gesu ci invita a riposarci

Gesù è molto attento a quanto stanno vivendo i suoi discepoli: contenti per L’esperienza fatta ma stanchi e bisognosi di riposo ..allora “ venite andiamo insieme in un luogo tranquillo a riposarci un po’ ! Prendiamo la barca e andiamo in un luogo deserto!”
Mi piace questa umanità di Gesù : lui non è uno stacanovista, ma sa prendersi il tempo per stare coi suoi discepoli, per ritrovare calore, rinnovare le energie ..
È il senso di questa giornata: fare festa è dedicarci del tempo per ritrovare energie, il calore delle relazioni, la gioia di condividere qualcosa con gli altri.. Certo lavoriamo per preparare questa festa ma non come operai ma come fratelli e sorelle che vogliono servire la gioia di tutti..
Chiediamoci: sappiamo riposarci? Dedicarci del tempo per stare con gli altri? Viviamo il nostro servizio pastorale come dono di noi per la gioia dei fratelli?

2. Gesù ci invita a salire sulla barca con Lui
E questo il senso della vela: c’è una barca su cui salire.  Perché ?
Perché si sta meglio insieme, perché Gesù è un amico e con gli amici si sta bene ; perché con Gesù si possono affrontare le tempeste e fare viaggi sicuri, (cfr il dramma degli immigrati a Lampedusa);
Nel cammino della fede non si va da soli, ma in cordata , nella stessa barca che è un simbolo della Chiesa.
Diceva Papa Francesco a Scalfari: io devo ringraziare la mia famiglia , la Comunità cristiana se ho conosciuto Gesù e ho potuto ascoltare la sua voce e rispondere a Lui in ciò che mi ha chiesto nella mia vita .. Per quanti difetti ha la Chiesa nelle sue persone, peccati e lentezze, essa rimane l’unica barca in cui posso conoscere e incontrare Cristo Gesù. (Cfr. Prima comunità cristiana di Gerusalemme).
Questo è il motivo del nostro essere qui oggi: genitori bambini, giovani, educatori, famiglie, anziani siamo la concreta comunità, la barca in cui incontrare Gesù ..
Ma siamo consapevoli di questo? Quanto è facile lasciarci colpire dal ‘virus’ dell’individualismo che ci fa credere che possiamo fare a meno degli altri, che siamo migliori degli altri con cui non voglio ‘mescolarmi’, che possiamo salvarci anche senza gli altri..

3. Siamo la Sua Comunità

Qualche tempo fa, papa Francesco diceva: quando si pensa alla Chiesa solitamente si pensa solo al papa, i vescovi, i preti, ma la Chiesa siamo tutti noi e nella Chiesa ciascuno porta qualcosa di sé: se è bella e accogliente è perche ci sono preti, laici, giovani, educatori che la rendono ospitale e gioiosa, se è chiusa e litigiosa è perché ci sono persone che seminano chiacchiere, facili critiche, protagonismo personale, … Chiediamoci: come sento mia questa Comunità, vi partecipo con spirito di gioia e di condivisione?
Oggi Gesù ci invita a scegliere di salire sulla stessa barca con Lui per essere la sua comunità , la sua famiglia : ci sto ?

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Quanto conta il denaro? – Domenica 22 settembre

Posted on set 22 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Siamo nel capitolo 16 di Luca dedicato quasi esclusivamente all’uso dei beni, (cfr. anche nel cap.12 la parabola del latifondista che allarga i suoi magazzini o la parabola dell’amministratore infedele) e rivolta ai farisei “che erano attaccati al denaro”.

Ritorna la figura dell’amministratore, in questo caso fraudolento, che sta sperperando i beni affidatigli dal padrone. Richiamato a rendere conto della sua amministrazione, con la prospettiva a breve di perdere il suo incarico (licenziato da lì a poco), si trova nell’urgenza di decidere cosa fare, trovare una via di soluzione. Pensa che la cosa più furba sia di ‘ingraziarsi’ qualcuno dei debitori

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del padrone perché potessero essergli riconoscenti e accoglierlo quando avrebbe perso il lavoro.

Approfittando del poco tempo, fa uno ‘sconto’ sui crediti vantati dal padrone verso alcuni debitori (da 100 a 50 barili di olio, da 100 a 80 misure di grano).. e stranamente il padrone lo loda non per l’inganno ma per la sua ‘scaltrezza’, ossia l’aver messo tutta la sua intelligenza per sfruttare bene il poco tempo rimasto e ‘garantirsi’ il futuro. Addirittura Gesù lo pone a modello dei ‘figli della luce’ invitati ad essere ugualmente scaltri.. ma per che cosa?

 

Sembra che il significato originario sia quello ‘escatologico’: il tempo è ormai breve, occorre agire con intelligente scaltrezza e determinata passione, utilizzando il poco tempo a disposizione per guadagnare la salvezza. In che modo?

“fatevi amici con la disonesta ricchezza” perché essi vi accolgano nel Regno!

Il punto quindi sta nell’usare con scaltrezza dei beni terreni per conquistare i beni che davvero contano, la ricchezza precaria per avere la ‘ricchezza vera’.

Il testo originale dice: “mammona di iniquità”:

“mammona” sembra venire dalla radice ‘aman’ , ossia ciò su cui si può contare, ciò di cui si ha fiducia..

“di iniquità”, ossia ingiusta, disonesta: perché?

Per Luca ogni ricchezza non condivisa è iniqua: l’unico utilizzo giusto è la condivisione: “vendete ciò che possedete e datelo in elemosina; fatevi borse che non invecchiano, un tesoro sicuro nei cieli, dove ladro non arriva e tarlo non consuma (12,33). Condividere i propri beni renderà amici dei poveri e permetterà di condividere la loro beatitudine.. saranno loro che ci accoglieranno nell’unico tesoro che non viene meno!

Ciascuno di noi ha bisogno di avere un punto fermo su cui poggiare, una sicurezza a cui affidare la vita: ora bisogna scegliere tra due’sicurezze’: Dio o il mammona del denaro. Non si può stare in mezzo! “Non potete servire Dio e la ricchezza!”. Solo se il nostro cuore apparterrà a Dio saremo liberi nell’uso condiviso del denaro! Era una chiara sfida ai “farisei che erano attaccati al denaro e si facevano beffe di lui”, in quanto ritenevano che le due cose potevano andare perfettamente insieme, anzi che l’abbondanza dei beni era segno di una particolare benedizione di Dio (cfr. AT. figura di Giobbe), per cui non era da porsi il problema di come usare di qui beni, salvo dare qualcosa in elemosina ai poveri..

Gesù, in più occasioni mette invece in luce la radicale tentazione che la ricchezza mondana esercita sul cuore dell’uomo chiudendolo a Dio e ai fratelli (cfr. parabola del ricco epulone, il giovane ricco,..): “è più facile che un cammello entri per la cruna di un ago che un ricco nel Regno di Dio!”

Conferma di ciò è quanto avveniva al tempo del profeta AMOS, verso il 750 a.C. nel Regno del Nord, pochi anni prima dell’invasione dell’Impero Assiro e la deportazione. Il profeta denuncia a chiare lettere la situazione di ingiustizia sociale, nascosta dietro ad un rispetto formale della legge religiosa: “quando finirà il novilunio o il sabato (quando non si poteva fare commercio) per smerciare il frumento truffando sul peso e comprare il povero per un paio di sandali?” ovviamente per aumentare il guadagno dei proprietari terrieri.. Una doppia accusa: svuotare il senso del riposo religioso, unendo osservanza religiosa a ingiustizia verso il povero, chi non può difendersi e per bisogno, è disposto ad accettare le condizioni più estreme

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Attualizzando, pensiamo alle condizioni lavorative in nero, sottopagate, senza orario,.. oppure un imposizione fiscale esagerata che ‘strozza’ chi non può evadere come tanti fanno! O la pretesa di banche che impongono la chiusura immediata di prestiti concessi, minacciando cause legali e ipoteche sulla propria abitazione,..; oppure le condizioni del commercio internazionale a tutto svantaggio delle popolazioni che producono materie prime ma sottopagate..

* Come ci sentiamo interpellati da questa denuncia? Tendo anch’io al compromesso tra Dio (osservanza religiosa) e denaro? cosa ne sto facendo dei beni che il Signore mi ha dato? In che modo so condividere?

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Il volto di un Dio – ‘misericordia’ – domenica 15 settembre

Posted on set 15 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Il Vangelo di oggi, ci presenta l’intero capitolo 15 di S.Luca, payday loans no credit check che è da considerare un’unica grande “parabola” sul volto di Dio misericordioso, articolata in 3 ‘storie’: la pecora perduta payday loans online e ritrovata, la moneta smarrita e ritrovata, i due figli.

Tutto parte da una critica dei farisei e scribi verso l’atteggiamento di Gesù che frequenta e va a pranzo dai ‘peccatori pubblici’, ossia quelle categorie di persone considerate per il loro mestiere online payday loans no credit check impuri, non benedetti da Dio, impossibilitati al culto al tempio,.. Come dire: tu che sei un Rabbì, non sai che questo non è secondo la volontà di Dio?

Gesù racconta tre ‘parabole’ per rispondere a questa obiezione e mostrare qual è il vero volto di Dio..

Questo, del resto, è stato il’peccato’ in cui è incorso il popolo di Israele, che ai piedi del monte Sion, sta attendendo il ritorno di Mosè e convince Aronne a fargli un vitello d’oro da adorare come Dio. Attenzione non si tratta di un idolo ‘altro’ accanto a Yahveh , ma la raffigurazione visibile del Dio che li aveva tirati fuori dall’Egitto: “Ecco il tuo Dio, Israele, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto!”.

In cosa consiste il ‘peccato’? Nel tentativo di farsi un immagine di Dio secondo le proprie esigenze e schemi: “facci un Dio che cammini alla nostra testa!” , non accettando la diversità di Yahveh , ossia la libertà della sua azione… Un popolo che si costruisce con le proprie mani un Dio che gli dia sicurezza, invece di affidarsi alla Parola e al progetto misterioso di Dio stesso.

E’ la tentazione apply now paydayadvanceusca di tutti http://onlinepaydayloansusca.com/ gli uomini religiosi, di Israele, dei farisei, e anche nostra! (quanto è facile far dire a Dio le nostre cose, parole, schemi mentali..!)

Torniamo alla grande “parabola” di Gesù. Che cosa payday 2 wiki sorprende di questo Dio?

Il Pastore (cfr. EZ.34) non si accontenta delle pecore dell’ovile, ma accetta

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il rischio di lasciarle un po’ a se stesse per poter andare a cercare anche una sola che si è perduta.. quando la trova non la castiga, ma la prende sulle spalle, la payday loans coccola e fa festa con gli amici. Così pure la massaia che spazza accuratamente la casa finchè non ritrova la moneta preziosa che aveva perduto..

Dio è come quel pastore e quella donna di casa che non si rassegna alla perdita dei suoi figli e fa più festa per quello perduto che per tutti gli altri che “non hanno bisogno di conversione” (.. payday loans online un velo di ironia: ma c’è poi qualcuno che non ha bisogno di conversione?).

La terza parabola, conosciuta come il ‘Figliol Prodigo’ in realtà ha al centro il secondo figlio che rappresenta proprio gli scribi e i farisei benpensanti che hanno la presunzione di aver capito tutto di Dio!

E’ questo figlio maggiore che non accetta e non capisce il comportamento del padre verso il figlio minore che ha sprecato ogni bene ricevuto e poi torna a casa per ‘interesse’. Il Padre manifesta un ‘volto’ che il payday loans direct lender figlio maggiore pur essendo rimasto online payday loans in casa da sempre in realtà non riesce a capire perché non conosce il cuore di suo padre e ha un rapporto sbagliato con Lui: si è pensato un servo, un dipendente del padre, ha fatto i compiti affidatagli con ‘obbedienza’ ma senza amore,con una nascosta pretesa di essere ‘ripagato’per il lavoro fatto : “non mi hai dato mai neanche un capretto per

far festa coi miei amici”..

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Il Padre,come va incontro al figlio minore con una sovrabbondanza di calore e misericordia, restituendogli la dignità perduta di figlio e di erede (calzari, vestito, anello), così va a supplicare il figlio maggiore perché entri alla festa preparata, condividendola gioia del Padre e riconosca il figlio minore come suo fratello (questo Tuo figlio… questo tuo fratello).

La storia rimane direct payday lenders aperta: come un interrogativo rivolto ai suoi ascoltatori: entrerà il figlio maggiore alla festa? Capirà la logica del padre? Saprà offrire misericordia a suo fratello, considerando che non ha ‘meriti’ da difendere ma solo di condividere la gioia di essere amato dal Padre?

Nella seconda lettura, Paolo (o chi per lui) presenta la sua storia come testimonianza della misericordia usata da Dio verso di lui che era un persecutore, un bestemmiatore e un violento, ma che Dio ha trasformato in apostolo al suo servizio

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. Proprio per confermare che “Cristo è venuto nel mondo per salvare peccatori, il primo dei quali sono io.”

E’ questo volto misericordioso che Mosè invoca verso il popolo di cui si sente parte, un “popolo di dura cervice” , facendo leva sulla fedeltà payday loans las vegas di Dio alla sua stessa natura e alle sue promesse.

Prova a chiederti:

  • In quali occasioni ho scoperto la misericordia di Dio per la mia persona percependo che il primo peccatore sono io? Mi sento solidale con questo “popolo di dura cervice” oppure tendo a dissociarmi, giudicando dall’alto i peccati degli altri, ritenendomi più degno di loro?

 

 

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essere umili: ecco la vera grandezza! – domenica 1 settembre

Posted on ago 31 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Un banchetto con tanti invitati, tra cui Gesù . Gesù osserva il comportamento degli altri invitati : tutti si preoccupano di occupare imposti più importanti ! E cioè si credono più grandi di altri.
Gesù sembra dare un consiglio di buon galateo: “non metterti al primo posto, per non fare brutta figura se poi il capotavola ti dirà di metterti dietro; ma scegli subito l’ultimo posto cosicché lui ti inviti a passare ai primi posti…”
In realtà, sta rivelando il suo stesso stile di vita: “Cristo pur essendo Dio non ebbe paura di farsi piccolo, uomo, servo, condannato alla morte di croce.. Ma proprio per questo è stato esaltato dal Padre e riconosciuto il vero Signore.”
Ed è lo stile del cristiano: “imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

Cosa significa essere umili?

Colpisce lo stile di Papa Francesco che in tanti definiamo come una persona umile (cfr foto del suo inchino difronte a Rania di Giordania)

  • Umiltà non è l’umiltà pelosa di chi si tira indietro o fa il prezioso dicendo che non è capace , non è all’altezza solo per evitare di coinvolgersi, assumere una responsabilità e ‘rimanere alla finestra’.,
  • Umiltà è il contrario della presunzione orgogliosa di essere il più bravo, di non aver bisogno di nessuno , neanche di Dio; ma è anche il contrario dell’amarezza che nasce dallo scoprirsi impotente di fronte ai propri limiti e fallimenti..
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  • L’umile è l’uomo che ha una giusta visione di sè, che riconosce anche i suoi limiti ma questo non lo fa disperare perché sa che la sua vita è amata così da Dio, trae valore dallo sguardo di amore del Padre.
  • Umiltà è fare ogni cosa come se tutto dipendesse da me, ma ,dall’altra, affidare ogni cosa a Dio confidando che tutto dipende da Lui.
  • Umile e mite è l’uomo che da con gratuità , senza calcolo , come dice Gesù al fariseo: “invita al tuo banchetto coloro che non hanno da ricambiarti” , perché sa che ciò che possiede lo ha ricevuto per condividerlo.
  • Una Comunità umile sa vedere il bene nell’altro, anche nella persona più lontana dalla vita della chiesa e gioirne come fosse proprio .
  • Una Comunità umile non pretende che tutto debba andare come lo abbiamo pensato e programmato noi ma si lascia stupire da Dio che ne inventa sempre una nuova, e ha il coraggio di mettersi con fiducia su strade nuove .

Umiltà è il segno della vera grandezza di un uomo e di una Comunità ! Quanto bisogno abbiamo di riscoprire la sapienza della mitezza e dell’umiltà: vivremmo tutti molto meglio e sarebbe una società più umana!

Cristo ce ne indica la strada..
“Imparate da me che sono mite e umile di cuore”.

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Quanti si salveranno? – Domenica 25 agosto

Posted on ago 25 , 2013 in "Ascolta, è Domenica!" di don Mauri

Gesù è ancora in cammino verso Gerusalemme e per la strada si sente rivolgere una domanda: “ sono pochi quelli che si salvano?”

Era una questione discussa a quel tempo tra chi riteneva che tutti gli ebrei si sarebbero salvati grazie alla loro appartenenza al popolo di Israele e altri (Qumran,..) che ritenevano che la salvezza sarebbe stata riservata solo a pochi eletti (“L’Altissimo ha creato questo mondo per amore di molti, ma quello futuro per pochi; .. molti sono creati, pochi però saranno salvati”).

Anche la Comunità cristiana a cui Luca si rivolge sta affrontando con tensione il problema della compresenza

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di credenti provenienti dal popolo di Israele e altri, la maggioranza, provenienti dal paganesimo. E ciò poneva la domanda: “chi di essi appartiene al vero popolo di Dio?” , ossia ha le carte in regola per sperare nella salvezza?

Gesù non risponde direttamente alla domanda, forse ritenendo che questo era da lasciare al giudizio dell’Onnipotente, e richiama invece a fissare lo sguardo sul presente, ossia sulle scelte che si compiono nell’oggi.

“Sforzatevi di entrare per la porta stretta”:

  • c’è come un combattimento da affrontare, una lotta spirituale, “combattere la buona battaglia della fede” (cfr. 1Tim. 6,2: “Combatti la buona battaglia della fede, cerca di raggiungere la vita eterna alla quale sei stato chiamato” 1Tim.4,7 : “ho combattuto la buona battaglia, ho terminatola corsa, ho conservato la fede”).
  • La ‘porta stretta’ è quella che occorre passare per entrare al banchetto del Regno di Dio. Matteo aggiungerà “angusta la via” quella della salvezza . Certamente il riferimento è alla porta stretta della croce che Gesù sta per affrontare e che propone a chi lo vuole seguire.

Per far capire cosa significhi, Gesù racconta una parabola/metafora: viene il momento in cui anche la porta stretta verrà chiusa dal padrone di casa e allora diversi che sono rimasti fuori protesteranno per entrare, accampando vari titoli di merito: “ti abbiamo sentito parlare nelle nostre piazze, abbiamo mangiato con te nei banchetti”, (Matteo rincarerà la dose: “abbiamo fatto miracoli nel tuo nome, abbiamo predicato nel tuo nome..”), cioè siamo tuoi conoscenti e concittadini, siamo dei ‘tuoi’. Ma la risposta del padrone li lascerà sconcertati: “non so di dove siete!”; aver ascoltato le mie parole e aver mangiato alla mia mensa non servirà se la vostra vita non avrà costruito giustizia, solidarietà, pace specialmente verso i più piccoli e indifesi.

Ma non basta: questi che si consideravano i privilegiati, i garantiti della salvezza si vedranno passare avanti dagli ‘ultimi’, i non appartenenti al popolo di Israele, i giusti provenienti da ogni popolo, cultura e religione.. Perché come dirà San Matteo al giudizio ultimo “saremo giudicati sull’amore”.

Quindi Gesù vuole mettere in crisi ogni atteggiamento di falsa sicurezza, di ‘pretesa del paradiso’ in base a soli atti di culto o all’appartenenza sociologica o anagrafica alla Chiesa (siamo battezzati e cresimati; veniamo a messa ogni domenica; diciamo le preghiere; facciamo qualche elemosina). Come dirà in Matteo 7,21: “Non chiunque mi dirà Signore, signore entrerà nel Regno dei cieli, ma chi fa la volontà del Padre mio che sta nei cieli”.

Passare per la porta stretta, può essere interpretato anche come invito alla perseveranza nel cammino della fede, nel seguire Gesù, non lasciandosi frenare dalle ‘prove’ che in vari modi incrociamo sulla nostra strada.

San Paolo nella 2^lettura da una lettura ‘pedagogica’ e salvifica alle varie prove che il cristiano incontra: “Il Signore corregge colui che ama… E’ per la vostra correzione che voi soffrite!” all’interno di una relazione di paternità/figliolanza: “Dio ci tratta come figli e qual è il figlio che non è corretto dal padre?” e in vista di un cammino di santificazione: “un frutto di pace e di giustizia”.

Sentiamo come rivolta a noi che siamo tante volte tentati di lasciarci andare allo scoraggiamento, la sua esortazione: “rinfrancate le mani inerti e le ginocchia fiacche e camminate diritti con i vostri piedi, perché il piede che zoppica non abbia a storpiarsi, ma piuttosto a guarire”.. come dire che non bisogna prendere sottogamba una rilassatezza pigra che rischia di diventare poi cronica, da cui è sempre più difficile rialzarsi.. ma che poi ci preclude l’ingresso alla salvezza eterna!

* Ci poniamo ancora la domanda sulla ‘salvezza eterna’ o crediamo che tanto tutti si salveranno?

* Quale è il ‘piede zoppicante o il ginocchio vacillante’ che vedo in me? Cosa fare?